3 giugno 2011

L'isola dei Liombruni di De Feo: anteprima

Segnalazione 
FAZI
Stavo guardandomi in giro per le prossime letture, quando questo romanzo mi ha "chiamata" ^^
Dovrebbe uscire in questi giorni. Anzi, sembra che l'uscita sia per oggi.
L'isola dei Liombruni (il SITO QUI!) è di Giovanni De Feo e sembra essere un "fantasy per adulti" sulla falsa riga del Signore delle mosche di Golding, che però non era certo un fantasy, o una "fiaba distorta" ispirata a Peter Pan. Lo paragonano anche all'Isola di Arturo di Elsa Morante ma, da quel che ho potuto leggere, ha in comune solo Procida o meglio un'isola.
Comunque, ho dato una letta alla trama e all'incipit che vi riporto.

INCIPIT (prologo + inizio primo capitolo)
Samuele si rigira nel letto.
Accanto a lui, rannicchiato, suo fratello piccolo tiene la bocca semiaperta nelle apnee del sogno. Le zampe di un tavolino riverberano in fondo alla stanza, illuminata dal rosseggiare del fornelletto antizanzare. Accostato al tavolo si indovina l’intreccio di un canapè con sopra impilati i teli del mare ancora impregnati di sabbia e salsedine. La persiana è accostata, tagli neri e bianchi; lontano, il rollio della risacca. Sul grande cuscino Samuele volta il capo. Le palpebre ben chiuse tremano. A un tratto, dalla bocca gli sfugge una parola, si stacca dalle sue labbra in un sussulto.
«Liombruni».
Se solo sapesse, se solo potesse esserne sicuro, perché se loro ci fossero, se esistessero oltre il muro del sogno, allora Cecella avrebbe ragione, che anche qui ne vale la pena, anche qui poi si può vivere. Avvinghiato al cuscino, il ragazzo cerca di afferrare una qualsiasi certezza: esistono le rose?, è salato il sangue?, il sole tramonta ogni giorno? Soprattutto, esistono i liombruni?
Saperli vivi anche qui, saperli reali nello spazio che da quella stanza si estende all’albergo, al paese, all’isola, al mare, alla notte che circonda la sua vita di quattordici anni, sapere questo darebbe a Samuele la speranza e il coraggio che gli mancano per aprire gli occhi, distruggere in se stesso la condanna di dover essere l’unico a ricordare, a conservare intatta la crudeltà della propria nostalgia.
Il fratello dà in un lungo respiro, si gira dall’altra parte.
Al suo fianco anche Samuele respira, dorme, continua a sognare.

Ore 6,28
Il cri-cri dei grilli fa ancora eco per il soffitto dello stanzone.
Dalla doppia finestra un chiarore di cenere s’alza man mano sul cumulo dei giornaletti in terra, accende un riflesso sulle maschere da immersione appese alla sedia, si stampa oltre l’arco, sopra l’angolo cottura e la finestra semichiusa che cigola piano.
Nel silenzio, un gemito. Sul letto Zenzero scalcia: una mano lo sta scuotendo dal sonno. Smiccio è seduto sul bordo, indosso una maglietta celeste sporco, un pantaloncino di tela grezza per mutande. Più magro dell’amico, bassino, una crosta di sangue sul gomito destro, dà un ultimo scossone a Zenzero.
Finalmente l’altro apre gli occhi e lo fissa.
«Che c’è?», dice assonnato, «ne hanno trovati altri?».
Smiccio scuote la testa bionda, sorride.
«E allora che minciga mi svegli?!».
L’altro non risponde, prende un pacchetto e glielo caccia davanti.
«Buon compleanno», dice.
(...)
PER PROSEGUIRE LA LETTURA DI 32 PAGINE QUI!

Sono di tutti: così credono sull'isola, ma solo a uno ho cantato tutti i miei doni.
L’ombra che è Cecella si è presa la faccia tra le mani, le spalle sussultano ai singhiozzi.
Zenzero si alza, e prima ancora di capire cosa sta facendo le siede accanto e comincia a baciarle la fronte,
i capelli odorosi di mare, le mani che lei ostina sulla faccia.
Poi la ragazza apre le dita. Zenzero le sente la guancia bagnata,
lo sfarfallare umido delle ciglia, le labbra calde, e quella parola,
fredda come un brivido sulla lingua.
«Smiccio», sussurra.

TRAMA (dal sito): Su un’isola di spiagge bianche e chiassosi stabilimenti, una comunità di ragazzi vive l’estate perfetta: gare di tuffi, pescate, mangiate di pesce, e la sera gli strusci alle Vie Bianche, tra i bisbigli delle ragazze sui muretti e i baci feroci sotto al pontile.
Questa felicità ha però un segreto: la Notte – novanta notti orsono – in cui tutti i ragazzi si svegliarono al richiamo del dio sommerso dell’isola e, ai suoi ordini, trucidarono nel sonno tutti gli adulti. Da quel giorno si vive sull'isola un eterno presente di avventura e anarchia, un gioco libero e selvaggio che pure ha le sue regole, come scegliere se appartenere o no alle bande dei Baroni, piccoli boss che gestiscono le sempre più scarse risorse materiali disponibili.
Finché allo scadere del terzo mese dalla battaglia con gli adulti, una Sibilla profetizza l’imminenza di un secondo, definitivo massacro. Al centro della profezia, due amici per la pelle: Zenzero e Smiccio
Leale, gentile e riflessivo il primo, quanto imprevedibile, testardo e istintivo il secondo. Separati dalll’amore per la bellissima Cecella; uniti dall’odio per i Baroni e per gli adulti sopravvissuti.

Non tutti i grandi sono infatti morti. Proprio nel giorno in cui viene pronunziata la profezia, i superstiti si preparano a un’ultima, disperata offensiva. Contro di loro si schierano i Baroni, sempre più invischiati in trame e inganni per strapparsi l'un l’altro il controllo totale dell’isola. Man mano che si avvicina la battaglia finale, Smiccio e Zenzero dovranno fare i conti con quelle domande finora rimosse, ingoiate dalle risate e dalle grida trionfanti dell'adolescenza. 
Chi è il dio sommerso e perché ha "chiamato" la Notte? 
Cosa sanno le misteriose Sibille del loro destino? 
Perché sempre più spesso i ragazzi morti in battaglia si trasformano in Scalzi, spietati spiriti del mare e delle rocce, delle nubi e della sabbia? 
Chi o cosa governa veramente questo scoglio di mare che pare nato da un sogno, su cui si addensa sempre più minacciosa l'ombra di una nuova Notte? 

Storia di un’amicizia e insieme racconto epico di battaglie, profezie, amori e incantesimi, L’isola dei liombruni mescola elementi horror ed epici, miti indiani e greci, letteratura per ragazzi e romanzo distopico... 
Tra Peter Pan, Il signore delle mosche e l'Isola di Arturo, una storia fantastica, il metaforico affresco di un'estate colta nel suo ultimo giorno, un poema in prosa sul fatale distacco tra l’adolescenza e la maturità, l’eternità viva nel presente dell’infanzia e la volontà di potenza del mondo adulto.
C'è un canto, in queste pagine; oscuro, lontano ma persistente nel richiamare i due protagonisti e insieme il lettore a questo viaggio fin nel cuore profondo dell’isola per interrogare il dio sommerso: che cosa muore quando si cresce? E cosa rimane eterno?
Io sono l'occhiata alle spalle che congela
Tutto quello che è passato
Mi raggiunge come rincorsa.
La MIA PRIMA IMPRESSIONE è questa: la trama mi ispira MOLTO ma "lo stile" di De Feo non fa per me quindi ...
dubbio
dubbio
Anche il "Signore delle mosche" mi ha fatto la stessa impressione, alla fine la storia mi era piaciuta ma lo stile dell'autore mi aveva reso "vita difficile".
Ci penserò ^^

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