21 novembre 2011

La fine del mondo storto di M. Corona

MONDADORI
INCIPIT
Mettiamo che un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti petrolio, carbone ed energia elettrica. Non occorre usare fantasia per immaginarselo, prima o dopo capiterà, e non ci vorrà nemmeno troppo tempo. Ma mentre quel giorno prepara il terreno, facciamo finta che sia già qui. Ha un brutto muso, è un tempo duro, infame, scortica il mondo a coltellate e lo spoglia di tutto. Di quel che serve e di quel che non serve. La gente all'improvviso non sa più che fare per acciuffare il necessario. Prova a inventarsi qualcosa e intanto arranca, senza sapere che una salvezza esiste. Il necessario sta dentro la natura. Ma, per averlo, occorre cavarlo fuori, prenderlo con le mani, e la gente le mani non le sa più usare.
«Sacramento che disgrazia!» dicono. «Non sappiamo usar le mani. »
Ma partiamo dall'inizio.

TRAMA (dalla quarta): Un giorno il mondo si sveglia e scopre che sono finiti il petrolio, il carbone e l'energia elettrica. È pieno inverno, soffia un vento ghiacciato e i denti aguzzi del freddo mordono alle caviglie. Gli uomini si guardano l'un l'altro. E ora come faranno? 
La stagione gelida avanza e non ci sono termosifoni a scaldare, il cibo scarseggia, non c'è nemmeno più luce a illuminare le notti. Le città sono diventate un deserto silenzioso, senza traffico e senza gli schiamazzi e la musica dei locali. 
Rapidamente gli uomini capiscono che se vogliono arrivare alla fine di quell'inverno di fame e paura, devono guardare indietro, tornare alla sapienza dei nonni che ancora erano in grado di fare le cose con le mani e ascoltavano la natura per cogliere i suoi insegnamenti. Così, mentre un tempo duro e infame si abbatte sul mondo intero e i più deboli iniziano a cadere, quelli che resistono imparano ad accendere fuochi, cacciare gli animali, riconoscere le erbe che nutrono e quelle che guariscono. 
Resi uguali dalla difficoltà estrema, gli uomini si incammineranno verso la possibilità di un futuro più giusto e pacifico, che arriverà insieme alla tanto attesa primavera. Ma il destino del mondo è incerto, consegnato nelle mani incaute dell'uomo... 

CONCLUSIONI:
Intanto NON è un romanzo! E' un PAMPHLETMAGARI ERA IL CASO DI DIRLO, NO? 
Questo scritto è solo un lungo sproloquio polemico di finto perbenismo anche un po' ipocrita di uno "scalatore-montanaro-scultore" che però, anzichè starsene in montagna, imbratta 160 paginette di banalità, senza inizio-svolgimento-fine, e le vende con Mondadori a 18.00 euro. 
E poi è "il mondo" che fa schifo? Bha! 
Da che pulpito viene poi 'sto predicozzo infinito su quanto non ci sia nulla da salvare al mondo? Su quanto i giovani siano sbagliati? Dal Dalai Lama? Be' da lui lo potrei anche accettare. Ma da Mauro Corona, no!
Ha dei problemi in campagna, Signor Corona, 
che si ostina a venire in città? 
Ma se i giovani di oggi fanno tutti schifo, chi li ha educati male? SI SONO CRESCIUTI SBAGLIATI DA SOLI? Non avranno le loro colpe anche gli adulti, magari un pochino?
E poi, siamo proprio sicuri che siano così o sono solo "nervosi" perchè stanno contemplando le macerie del mondo che "ci" avete lasciato voi, quelli della vostra generazione? Quindi se il mondo fa schifo, di chi è la colpa?

E poi, frasi penose come questa: "Si salva la gente di montagna e di campagna, ma non tutta. Solo quella di una certa età. Le ultime generazioni con le mani non sanno fare niente. All'infuori di seghe e computer, non le usano."
Ma si rende conto dell'assurdità? Ma come si permette di affermare una cosa del genere?
Come se fossero tutti sbagliati, poi. Tutti.
Ci sono invece così tanti giovani che hanno aperto attività d'artigianato unendo l'arte dei nonni alle nuove tecnologie che lei nemmeno s'è preso la briga d'andarsi a informare prima di pisciare in faccia "ai giovani". 
Io glielo richiedo, ma come si permette?

Forzatissime, ipotetiche quanto infelici scene raccontate con POV onnisciente e soggetto "la gente" (molto audace!) come: "Senza televisione la gente diventa matta, non dorme un secondo. L' umanità. tecnologica precipita nell'agitazione. Senza più fonti d'energia l'umanità civilizzata sprofonda nell'angoscia. I popoli primitivi no, quelli non s'accorgono di nulla. Ma in Italia, senza la compagnia di Baudo, Vespa, Santoro, Fiorello e via discorrendo, nessuno dorme più. Come si fa a trascorrere le serate in loro assenza?" mi hanno fatto drizzare i capelli in testa. E io ho i capelli moooolto lunghi.
Mi hanno sempre detto di scendere nel concreto
e di NON scrivere mai in astratto
usando "la gente" ... mha!
Ma si rende conto della marea di assurdità? Una dietro l'altra? E poi in tutto il pamphlet?
Ma prima di riempirsi costantemente la bocca di assiomi come se avesse "le verità delle cose" in tasca dovrebbe guardarsi meglio in giro e soprattutto leggere un po' di manuali di scrittura, così la prossima volta che vorrà "illuminarci" con le sue perle di saggezza almeno lo farà con una narrativa di qualità. Non è mai troppo tardi. ^^ 

Se sceglieva un solo personaggio che faceva e diceva avrebbe avuto migliori risultati. Ma, accidenti, era necessario inventarsi una trama. Cosa che qui, NON C'E'. Non c'è trama, non c'è uno sviluppo logico degli eventi. E' la sua opinione e basta. Avrebbe dovuto scrivere "Mauro Corona pensa che ..." o "io penso che ..." almeno il lettore sarebbe stato preparato a ricevere i "suoi salmi di vita vissuta".
A ognuno il suo lavoro ^_^
I miei zii erano contadini, vivevano nella campagna emiliana.
Avevano mucche, galline, caprette, conigli ...
Coltivavano i campi.
Adoravo andare da loro d'estate. Li aiutavo come potevo.
Facevo più danni che altro, in realtà.
Loro però mica odiavano quelli della città.
Loro mica sputavano sulla tecnologia, anzi.

PERCHE' LEI INVECE ODIA IL MONDO, Signor Corona?
Vede, ho quasi finito, se proprio voleva raccontare una storia con alcune morali quali l'ambiente, il rispetto per la natura, la riscoperta di quello che è più importante come il valore della famiglia, tanto per citarne alcuni, avrebbe dovuto costruire una storia con dei personaggi. Creare una trama SERIA e coinvolgente che mostrasse attraverso le scelte e le azioni dei personaggi situazioni estreme. 
Mettiamoci pure un'apocalisse come ambientazione.
Solo facendo vivere in modo diretto al lettore una storia difficile, estrema, il lettore stesso potrà assorbire in modo diretto le emozioni e viverle come se fosse lui a soffrire insieme al personaggio.
Si chiama romanzo, non pamphlet! 
E ne hanno fatto uno molto bello che da tutte queste emozioni: THE ROAD! La strada, di McCarthy. Attraverso la storia del padre e del figlio del romanzo La Strada si vive-soffre davvero.
Quello è un signor romanzo post apocalittico.
Il suo sembra più una vomitata d'idee personali acide e poco costruttive degne di un "bisbetico".
"Vi odio tutti!
Dovete morire tutti!
A spalare letame, tutti!" (Corona)
Scrivere di "la gente", "gli uomini", "il mondo" come se lei fosse il detentore della sapienza onnisciente mi ha fatto solo innervosire. Per non dire che le azioni della "gente" sono quasi sempre forzate, banali, insensate. 
Ha degradato la figura femminile in un modo vergognoso retrocedendola come nel medioevo. Scusi, ma da donna ho trovato disgustoso il suo "fattrice inutile" o "femmina da barca".
Odia gli intellettuali, ma tenta di fare il loro lavoro. 
Odia la città, ma non si rassegna a vivere in campagna come eremita. 
In sintesi, io ho percepito solo un'invidia di sottofondo ferocissima, un rancore e una rabbia repressa forse da tempo che non vedeva l'ora di esplodere e sparare a raffica su chi passasse di lì, un po' a caso.
Purtroppo ha mietuto vittime solo tra i lettori.

Cosa dire? 
Io mi considero una donna abbastanza civile, che però ha dei limiti di pazienza e sopportazione.
Non ricordo di aver mai imprecato tanto durante una lettura =_=

Ovviamente, BOCCIO il suo pamphlet per vari motivi:
- è scritto con arroganza, bisognerebbe essere "un sant'uomo" per spararle così grosse.
- è tutto raccontato, una noia totale.
- è pieno di parolacce inutili.
- non c'è trama, non  c'è coinvolgimento.
- è denso di banalità, frasi fatte, cliché che portano alla chiusura "L'uomo sarà l'unico essere vivente ad autoestinguersi per imbecillità." Quest'ultima frase non racchiude certo l'imbecillità dell'uomo, cioè dei 7 miliardi di persone che popolano il pianeta, ma solo di un unico individuo. Indovini chi? Come può un essere cosciente auto-estinguersi? Magari potrebbe estinguersi per diverse cause che dipendono da lui e non, ma NON può AUTO-estinguersi. Vorrebbe dire che "l'uomo" dovrebbe uccidere tutti i suoi figli, non farne più e poi suicidarsi. Le pare possibile? Bha!

2 commenti:

  1. Anche la categorizzazione in mezzo ad altri romanzi, tra le recensioni di questo sito, induce istintivamente a pensare che sia un romanzo. Inserirlo in una nuova sezione, no?

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    Risposte
    1. Ciao, Marco.
      Il tuo suggerimento è ottimo, ma per ora non lo seguo perché non ho ancora avuto modo di leggere altro di Corona (e non so nemmeno se accadrà mai). Cmq se dovesse succedere, attiverò una nuova sezione.^^
      Grazie del tuo commento.

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