3 marzo 2012

[libro] Chiamatemi Joe di Anderson (ossia AVATAR 2di2)

A seguito del precedente articolo dove recensivo il romanzo di Ursula K. Le Guin, Il mondo della foresta, e ponevo un leggero confronto con il film AVATAR del 2009 di Cameron, ora vi parlo di Chiamatemi Joe (Call me Joe) di Paul Anderson del 1957.
Questo racconto lungo è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista ANALOG, ossia Analog Science Fiction and Fact, nata nel 1930 negli USA che ha presentato autori divenuti poi celebri come Asimov, Heinlein e lo stesso Anderson.

Il film AVATAR ha molti presupposti paurosamente uguali a questo racconto. Se aggiungiamo il romanzo di Le Guin, c'è ben poco di originale nella sceneggiatura di Cameron. Anzi, praticamente nulla!
Comunque, le conclusioni alla fine.


INCIPIT
Il vento si precipitò ululando dalle tenebre dell'est, sospingendo davanti a sè un turbinio flagellante di polvere d'ammoniaca. In pochi attimi, Edward Anglesey si trovò accecato.
Si sforzò di rinsaldare la presa con tutti e quattro i piedi sullo strato incoerente di detriti, al suolo, s'ingobbì ancor più, e annaspò cercando il piccolo fonditore.
Il vento gli rimbombava nel cranio come un fagotto folle. Qualcosa gli sferzò violentemente la schiena, lasciandovi una traccia sanguinante, un albero sradicato e fatto schizzar via per un centinaio di miglia. Un lampo crepitò, accecante, a un'immensa altezza sopra la sua testa, là dove le nuvole ribollivano
nella notte.
Quasi in risposta, il tuono rimbombò tra le montagne di ghiaccio e un getto di fiamme scarlatte balzò in alto mentre il fianco d'una collina franò ruggendo, rovesciandosi attraverso la valle. Il suolo tremò.

TRAMA: Edward Anglesey è costretto sulla sedia a rotelle. Per esplorare il pianeta Giove V usa il corpo di un alieno chiamato Joe che ha la pelle color blu-ardesia e quattro gambe. Quando dorme, Anglesy si sveglia nella cabina di controllo.

Dal libro: "I muscoli gli facevano male. Ma non avrebbero dovuto. Lui non si era trovato realmente a combattere contro una burrasca di parecchie centinaia di miglia all'ora, sotto tre gravità e una temperatura di 140 gradi assoluti. Era rimasto quassù, sotto la gravità quasi inesistente di Giove V, respirando una miscela di ossigeno e azoto. 
Era Joe che viveva laggiù, e si riempiva i polmoni d'idrogeno ed elio a una pressione quasi impossibile a valutarsi, che sfasciava i barometri aneroidi e faceva impazzire i piezoelettrici."
Anch'io sono su una sedia a rotelle
anch'io uso il corpo di un alieno
anch'io sono collegato a lui con una cabina di controllo ...
buffe coincidenze :D
Il corpo di Joe non è costato poco, "E Joe era un investimento di molti milioni di dollari, più parecchi anni di lavoro d'un piccolo gruppo di specialisti d'avanguardia." come precisa nel racconto. Lo dice anche Sigourney Weaver ossia la Dr. Grace Augustine in Avatar. Pensa un po'.
Non solo, Edward e Joe sono collegati anche da "scollegati". Questo invece è solo del romanzo, ed è un concetto ben più profondo della più "genuina" gioia che un invalido possa provare quando ritorna a correre. Cosa che abbiamo in entrambi i casi.

Altra coincidenza: l'aspetto dell'alieno. Dal libro: "Se riuscite a immaginarvi un centauro con una testa da felino e una grossa coda prensile... Il torso era tozzo, con lunghe braccia dalla terrificante muscolatura; la testa rotonda, calva, con grandi occhi profondi e grosse mascelle, ma era un volto del tutto umano. Era d'un colore grigio-azzurro uniforme."
Felino? Ma dai?
Anche in Avatar sembrano dei felini. Sarà un'altra coincidenza. Però in Avatar sono bipedi, qui sono quadrupedi simili a centauri. Be' è tutta un'altra cosa ;)

Il racconto di Anderson è molto tecnico. Ci sono parti che tentano di spiegare perchè Edward e Joe hanno un legame così inteso. Parla Edward: "(...) c'è il fatto che Joe, il nostro pseudogioviano, ha un cervello fisicamente adulto. L'unico motivo per cui posso controllarlo è che il suo cervello non ha mai avuto l'occasione di sviluppare un proprio ego. Sono io Joe. E dall'istante in cui è «nato» alla coscienza, io sono stato lì.
Lo psicoraggio mi manda tutti i suoi dati sensorii e gli rinvia gli impulsi dei miei nervi motorii. In ogni caso, però, lui possiede un cervello eccellente le cui cellule registrano ogni esperienza, fin la più piccola, proprio come i nostri due cervelli: le sue sinapsi hanno assunto quella topografia che è lo "schema della mia propria personalità"."
Anche se oggi possono far sorridere, dovete sempre tener presente che era il 1957.
Sono di tutto rispetto.

La storia ha un tenore serio, scientifico e con una sorpresuccia finale.
Senza rovinarvelo, vi dico che arriva un'aliena. Chissà se Edward resterà umano o alieno?
Non pensate che sia un racconto romantico, però. Questo è solo un picco per comprendere meglio la connessione tra gli uomini e gli alieni al fine di proseguire la vita con una sorta di riciclo.

Infatti, a tratti è molto cinico: "«Ma, mi dica, chi vorrà fare da operatore per un altro pseudo?» domandò Viken, sarcastico. «Io sono perfettamente felice con questo mio gracile scheletro, tante grazie!»
«Anglesey era forse l'unico invalido disperato sulla Terra?» replicò Cornelius, a bassa voce.
Viken lo fissò a bocca aperta.
«E non dimentichi gli anziani... i vecchi,» aggiunse lo psionico, parlando per metà a se stesso. «Un giorno, amico mio, quando lei ed io sentiremo che i nostri anni stanno volgendo alla fine, e ci saranno ancora tante cose che vorremo imparare... forse anche noi accoglieremo con gioia la prospettiva di un periodo di vita supplementare in un corpo gioviano.»"


CONCLUSIONI: Il racconto preso da solo non mi ha fatto impazzire, ma è scritto bene e l'idea mi è piaciuta. Il motivo per cui l'ho letto era il paragone con Avatar e direi che è matematicamente impossibile inventarsi una fila di idee tutte simili come in questo caso.
Una creatura blu aliena (quadrupedi/bipedi, poco importa), ci sta.
Un uomo sulla sedia a rotelle, ci sta.
Una connessione neurale, ci sta.
Gli alieni con il volto da felino e la coda, ci sta.
MA TUTTI INSIEME, NON CI STA!

Nessuno credo potrà mai dire che la pelle blu di un alieno è "copyright" di qualcun altro, ma se gli si attacca una sfilza di dettagli (dello stesso racconto/romanzo oltretutto) è plagio, a mio avviso.
In aggiunta, abbiamo l'ambientazione di Pandora che sembra la New Tahiti del romanzo di Le Guin.
Che dire di più?
Una delusione terrificante.
Ma non sono delusa perchè Cameron, o chi per lui, ha copiato la storia unendo questi due romanzi. Sono delusa perchè dice che è "farina del suo sacco". Dice che se l'è inventata O_O
Che tristezza!

Gli mancavano forse i fondi per chiedere agli autori/discendenti/editori di potersi ispirare a questi romanzi? Non poteva citarli? Non poteva rendere omaggio alla fantascienza del passato anzichè sciacallarla?
Alle volte non capisco perchè sia tanto difficile dare i meriti a chi i meriti se li è guadagnati.
Alle volte non capisco perchè, soprattutto i grandi registri stranieri, si abbassino a rubare le idee anzichè promuoverle e metterle in risalto.
Alle volte, non capisco ...

Ho amato Avatar. Mi sento tradita :(
Beata l'ignoranza. E' gratuita, non richiede sforzo e si vive più serenamente.
La cultura è maledetta. E' costosa, richiede sacrificio e fa venire la gastrite ...
Vado a fare un giro per tirarmi su il morale
A presto ^^

1 commento:

  1. Cameron l'ha rifatto! Già, con Avatar non è la prima volta!
    Terminator era sciacallaggio di "Soldier" di Harlan Ellison! Solo che Harlan non era come Poul, ha preso il noto regista e l'ha strapazzato come un T1000 (giuridicamente parlando) a tal punto che Cameron è stato costretto a riconoscere pubblicamente il plagio e pagare di tasca sua!
    Stavolta invece gli è andata bene!
    Complimenti per l'articolo e tanti saluti! ZAPP (valvola K saltata)

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