14 aprile 2012

[libro-film] Il racconto dell'ancella di M. Atwood

AVVISO: Questo romanzo dall'apparenza innocuo è invece una lettura cinica e cruda. La bravissima Atwood ha pennellato con maestria una società futuristica che toglie alla donna libertà e diritti. Ci sono scene particolari non tanto per la violenza fisica ma psicologica. 
Non è per tutti. A seconda della sensibilità personale, io però lo consiglio vivamente. 
TEA
"Il racconto dell'ancella" di Margaret Atwood è una distopia del 1985. Anche se a un lettore superficiale può apparire come un romanzo rosa più che una lettura fantascientifica, in realtà è davvero una visione allucinante di una società americana dittatoriale ben costruita.
L'autrice non è nuova alle distopie, in fondo.

Attraverso la vita della protagonista, l'autrice dipinge un futuro post-atomico partendo da un passo della Genesi nel Vecchio Testamento che recita:
Ora Rachele vide che non poteva partorire figli a Giacobbe, perciò Rachele divenne gelosa di sua sorella e disse a Giacobbe: «Dammi dei figli, altrimenti muoio».
Giacobbe si adirò contro Rachele e rispose: «Tengo io forse il posto di Dio che ti ha negato il frutto del grembo?».
Allora ella disse: «Ecco la mia serva Bilha. Entra da lei e lei partorirà sulle mie ginocchia; così anch'io potrò avere figli per suo mezzo». (Genesi 30; 1-3)

Essendo scritto in prima persona dove un'ancella è la voce narrante, ha un tenore tranquillo e femminile, ma non meno angosciante. La guerra e le sommosse gestite dai ribelli sono solo in sottofondo (radio, tv, conversazioni ecc). 
Protagonista assoluta è la donna vista attraverso molte sfaccettature.
Una simulazione, ben riuscita, di un governo corrotto dalla misoginia e dal fondamentalismo religioso che toglie alla donna i diritti e la libertà.
Il mio consiglio iniziale è che, essendo una "distopia in rosa", potrebbe interessare soprattutto il pubblico femminile anche se NON è un romanzo d'amore. 
Con questa premessa, parto con la recensione ^__^

NOTA: ne hanno fatto anche un film, le immagini che aggiungo arrivano da "Il racconto dell'ancella" di Volker Schlöndorff del 1990.
La sublime Faye Dunaway, la bellissima Natasha Richardson
e il bravissimo Robert Duvall
sono i protagonisti di un film ben gestito.
CONSIGLIATO! 
INCIPIT
I
Notte
1

Si dormiva in quella che un tempo era la palestra. L'impiantito era di legno verniciato, con strisce e cerchi dipinti, per i giochi che vi si effettuavano in passato; i cerchi di ferro per il basket erano ancora appesi al muro, ma le reticelle erano scomparse. Una balconata per gli spettatori correva tutt'attorno allo stanzone, e mi pareva di sentire, vago come l'aleggiare di un'immagine, l'odore acre di sudore misto alla traccia dolciastra della gomma da masticare e del profumo che veniva dalle ragazze che stavano a guardare, con le gonne di panno che avevo visto nelle fotografie, poi in minigonna, poi in pantaloni, con un orecchino solo e i capelli a ciocche rigide, puntute e striate di verde. 
C'erano state delle feste da ballo; la musica indugiava, in un sovrapporsi di suoni inauditi, stile su stile, un sottofondo di tamburi, un lamento sconsolato, ghirlande di fiori di carta velina, diavoli di cartone e un ballo ruotante di specchi, a spolverare i ballerini di una neve lucente. 
Sesso, solitudine, attesa di qualcosa senza forma né nome. Ricordo quello struggimento per qualcosa che stava sempre per succedere e non era mai la stessa cosa, come le mani che c'erano addosso lì per lì, nel piccolo spazio dietro la casa, o più in là nel parcheggio, o nella sala della televisione col sonoro abbassato e soltanto le immagini, guizzanti sulla carne tesa. 
Ci struggevamo al pensiero del futuro. Come l'avevamo appresa, quella disposizione all'insaziabilità? Era nell'aria; e restava ancora nell'aria, un pensiero persistente, mentre si cercava di dormire, nelle brande militari che erano state disposte in corsie, con molto spazio tra l'una e l'altra, così che non si potesse parlare.

TRAMA: Il libro e il film differiscono per la linearità della trama, che però rimane molto simile. Il romanzo inizia con la nostra protagonista già immersa nella storia (già ancella, in casa del Comandante). Attraverso vari ricordi, sarà narrato anche il suo passato. Io però ho pensato fosse più semplice esporvi la trama come il film, che a mio avviso risulta meno epilettico.

Quelli che un tempo erano gli Stati Uniti, sono ora la Repubblica di Galaad.
(Dal libro: Il cuore di Galaad, dove la guerra non può entrare tranne che attraverso la televisione. Non sappiamo con certezza dove siano i suoi confini, che variano a seconda degli attacchi e contrattacchi, ma questo è il centro, dove nulla si muove. La Repubblica di Galaad, non conosce confini.)
Coloro che si trovano ai confini, vengono presi e portati al centro di controllo e smistamento. Soprattutto le donne che vengono divise tra "positive " e "negative".
Le positive sono quelle ancora fertili. Il bene più prezioso per la Repubblica.

centro di raccolta
Kate (l'attrice è Natasha Richardsonviene divisa come le altre donne
La protagonista è una donna giovane e fertile, Kate. Ha un marito e una figlia, ma vengono separati.
Presa sotto la custodia di Zia Lydia, sarà condotta al Centro Rosso per diventare un'Ancella.



Queste ancelle sono private della libertà, vivono in centri appositi di indottrinamento religioso e culturale. Viene detto loro quanto siano preziose, ma anche come siano facile tentazione. Per questo, quando escono sono coperte con vesti rosse, anche il volto è protetto. Non devono parlare con nessuno, soprattutto con gli altri uomini.
Le ancelle sono un campo fertile da seminare SOLO per chi può permetterselo.

L'ancella, che non ha un nome prima dell'assegnazione, viene data a un Comandante e a sua moglie perchè vogliono un figlio. E proprio la moglie le darà il nome, che fa capire molto. In lingua originale è Offred, ovvero of Fred, cioè "di Fred". Infatti, è tradotto Difred, colei che appartiene a Fred.
Fred, il Comandante, il suo possessore.

La moglie, una donna non più giovane e "in apparenza" sterile (in questa distopia è sempre e solo colpa delle donne, anche se nella realtà si scoprirà che a essere sterile è il marito) chiarisce subito i suoi compiti: restare nella sua camera, andare a fare la spesa quando serve, rendersi disponibile per il rito e nessun contatto con altri al di fuori delle altre donne della casa.
Quando il Comandante sarà in missione, lei tornerà al Centro.

Kate diventa un'ancella con un rito religioso
Attraverso un rito a mio avviso angosciante, sia per Difred che per la moglie del Comandante, ispirato dalla Bibbia, l'uomo cerca di ingravidarla.
Dal libro, IL RITO: "La cerimonia procede come al solito. Giaccio supina, completamente vestita tranne che per le mutande, di sano cotone bianco. Se aprissi gli occhi potrei vedere solo il baldacchino bianco del grande letto a quattro colonne di Serena Joy, in stile coloniale, sospeso come una nube gonfia sopra di noi, una nube intarsiata di goccioline di pioggia che, a guardarle da vicino, sono fiori a quattro petali.(...) 
Un lieve profumo di mughetto ci circonda, fresco, quasi frizzante. Non c'è calore in questa stanza.
Più su, verso la testata del letto, è distesa Serena Joy, con le gambe divaricate. Io giaccio tra di esse, la testa sul suo stomaco, il suo osso pubico sotto la mia nuca, le sue cosce ai lati. Anche lei è completamente vestita.
Tengo le braccia alzate, lei stringe le mie mani nelle sue, a significare che siamo un'unica carne, un unico essere. In realtà significa che è lei ad avere il controllo del processo e quindi del prodotto. Se ci sarà. Gli anelli che porta sulla mano sinistra mi tagliano le dita. Può darsi che sia o che non sia una vendetta.
La gonna rossa mi viene tirata su fino alla vita, non più su però. Lì sotto il Comandante sta fottendo. Ciò che sta fottendo è la parte inferiore del mio corpo. Non dico fare l'amore, perché non è ciò che sta facendo. Anche copulare non è l'espressione esatta, perché indica la partecipazione di due persone mentre qui solamente uno di noi è coinvolto. Neanche parlare di stupro sarebbe giusto, perché non sta succedendo nulla che io non abbia sottoscritto. (...)


Serena Joy mi stringe le mani come fosse lei al mio posto e lo trovasse piacevole o doloroso. 
Il Comandante procede a passo di marcia, a intervalli regolari come un rubinetto che sgocciola. È distratto, come uno che canticchia sotto la doccia senza sapere che cosa sta canticchiando; come uno che ha altro per la testa. È come se fosse altrove, in attesa di concludere un incontro d'affari, tamburellando con le dita sul tavolo. 
Adesso c'è impazienza nel suo modo di muoversi. 
Ma non è questo il sogno di tutti, avere due donne contemporaneamente? 
Così si diceva. Si diceva che fosse eccitante. 
Ciò che sta accadendo in questa stanza, sotto l'argenteo baldacchino di Serena Joy, non è eccitante. Non ha niente a che fare con la passione o l'amore o l'avventura o qualsiasi altra situazione di cui eravamo abituati a compiacerci. Non ha nulla a che fare col desiderio sessuale, non per me almeno, e certamente neanche per Serena. 
Eccitamento e orgasmo non sono più ritenuti necessari; sarebbero nient'altro che un sintomo di superficialità, come le giarrettiere vistose o i nei finti, cose superate. Sembra strano che un tempo le donne dedicassero tempo ed energie a leggere, a scrivere, a pensare, a occuparsi di questi diversivi.
Qui non si tratta di un diversivo, neppure per il Comandante. Questa è una faccenda seria. Anche il Comandante sta compiendo il suo dovere. (...) 


Baciarsi è proibito tra noi. Ciò rende questi incontri più sopportabili.
Si riesce a mantenere un certo distacco. Ci si osserva.
Finalmente emette un gemito soffocato, come di sollievo, ed è tutto finito. 
Serena Joy sospira profondamente. Il Comandante, che si puntava sui gomiti, staccato dai nostri corpi congiunti, non si permette d'appoggiarsi a noi. Sta fermo un attimo, poi si tira indietro e si richiude la cerniera.
Saluta con un cenno del capo, poi si volta ed esce, accostando la porta con cura esagerata, come se entrambe fossimo sua madre malata. C'è qualcosa di comico nei suoi gesti, ma non oso ridere.
Serena Joy mi lascia libere le mani. 
«Adesso puoi alzarti» dice. «Alzati ed esci». 
Secondo il regolamento dovrebbe farmi riposare per dieci minuti coi piedi su un guanciale per aumentare le possibilità. Si intende che questo dovrebbe essere un tempo di silenziosa meditazione per lei, ma evidentemente preferisce farne a meno. C'è disprezzo nella sua voce, come se il contatto della mia carne le desse la nausea, la facesse sentire contaminata. 
Mi districo da lei, mi metto in piedi; l'umore uscito dal corpo del Comandante mi scorre lungo le gambe. Prima di allontanarmi la vedo sistemarsi la gonna azzurra, stringere le gambe, senza alzarsi dal letto, con gli occhi fissi sul baldacchino sopra di lei, rigida e dritta come una statua.
Chi di noi sta peggio, lei o io?"


E questa è la nuova vita di Difred. La vita di un'ancella.
Per alcuni mesi, i pensieri di Difred ci lasciano vivere e conoscere questo nuovo mondo distopico.
Così comprendiamo che le MOGLI odiano le ancelle per vari motivi.
Loro sono manifestazione esplicita, anche se tacita, del loro fallimento come donne.
In più, hanno rapporti fisici con i loro mariti che, fingendo un'accettazione al rito dato che è l'unico modo per avere dei figli, intanto soffocano l'esternazione del piacere naturale che gli dona il sesso.
E ancora, il figlio che danno loro le ancelle, non sarà comunque mai davvero loro. Nel loro intimo sono coscienti di appropriarsi di una creatura innocente con la forza, ma il desiderio di crescere un figlio e l'egoismo le rendono ciniche e spietate. Le mogli sono davvero i personaggi più complessi del romanzo. secondo me.
Molte di loro, compresa la moglie del Comandante, fanno giardinaggio. Chiara metafora del voler crescere assolutamente qualcosa. 
Dal libro: "Molte Mogli hanno un giardino, qualcosa da organizzare, da tenere in ordine, da curare."
Hanno anche molto potere e quindi privilegi. Dal libro: "Le sigarette dovevano provenire dal mercato nero, ho pensato, e ciò mi ha dato una speranza. Anche ora che non esiste più una vera e propria moneta, c'è ancora un mercato nero. C'è sempre un mercato nero, c'è sempre qualcosa che può essere scambiato. Allora lei era una donna che poteva piegare le regole. Ma io che cosa avevo da scambiare? Guardavo la sigaretta con desiderio. A me, al pari di liquori e caffè, le sigarette sono proibite."

La sublime Faye Dunaway interpreta Serena Joy.
In realtà, nel romanzo emerge una donna diversa.
La Dunaway dona troppo fascino al personaggio
che è visto dagli occhi di Difred nel modo che segue.
Dal libro: "Le si vedevano un po' di capelli, di sotto il velo. Erano ancora biondi. Ho pensato che se li fosse tinti, che la tintura per capelli fosse qualcos'altro che poteva ottenere tramite il mercato nero, ma ora so che sono davvero biondi. 
Si era sfoltita le sopracciglia fino a formare delle sottili linee arcuate, che le davano un aspetto costante di sorpresa, o indignazione, o curiosità, quali si potrebbero cogliere nell'espressione meravigliata di un bimbo, ma le palpebre avevano un'aria stanca. 
Non così gli occhi, che erano dell'ostile azzurro piatto di un cielo di metà estate in piena luce, un azzurro che respingeva. Il naso un tempo doveva essere stato ciò che si definisce grazioso ma ora era troppo piccolo per la sua faccia, che non era grassa ma grande. Due rughe le scendevano agli angoli della bocca, ai lati del mento, stretto come un pugno."

Col tempo, conosciamo anche le MARTE che sono le tutto fare delle Mogli. Si occupano della casa. Molto simili a delle domestiche di un tempo, sono anche loro sterili e brutte in modo oggettivo. Nemmeno a pensarlo, non sopportano le Ancelle che, a loro dire, se la "passano bene e nell'agio". In fondo, sono accudite e coccolate solo perchè restano gravide, ma non fanno altro (inteso come lavoro fisico).

Le Marte nel film
La figura di ZIA LYDIA è terrificante. Crudele, spietata, senza compassione, gestisce le ragazze con finti sorrisi mortificandole in continuazione. Ha anche potere di vita e di morte sulle ancelle, e su uomini che si macchiano di "peccato su di una di loro". Durante il romanzo, un'ancella sarà impiccata e un uomo picchiato a morte da tutte le ancelle in una pubblica esecuzione.
Una frase di Zia Lydia: "Esiste più di un genere di libertà. La libertà di e la libertà da. Nei tempi dell'anarchia, c'era la libertà di. Adesso vi viene data la libertà da. Non sottovalutatelo."


I CUSTODI della Fede sono uomini assegnati alla sorveglianza.
Dal Libro: "I Custodi non sono dei veri soldati. Vengono usati per operazioni di polizia e altre funzioni secondarie, come zappare il giardino della Moglie del Comandante, per esempio, e sono stupidi o anziani o invalidi oppure giovanissimi, a prescindere da quelli che sono Occhi in incognito."

Difred e un'altra ancella della casa vicina, Diglen,
sullo sfondo i Custodi.
C'è un personaggio che mi ha particolarmente colpita, MOIRA.
E' l'opposto di Kate/Difred. Lei non accetta la sua condizione di ancella, cerca di fuggire più volte. Non solo, seduce alcuni custodi e i dottori.
Una volta che Moria tenta la fuga, la prima. Dal libro: "Sto ancora pregando ma ciò che vedo sono i piedi di Moira, il loro aspetto dopo che l'avevano riportata qui. Sembravano piedi d'annegato, gonfi e senz'ossa, tranne che per il colore. Sembravano polmoni."
E ancora, non si arrende. Tenterà altre fughe. Una le riesce e non si hanno più suo notizie, finchè non si incontreranno nuovamente in un bordello dove ormai Moira "presta servizio". Qui, ci torno dopo.

Moira è il personaggio che preferisco. Peccato che non sia stata scelta lei come protagonista. E' una vera ribelle. Però credo, alla fine, che sia stato meglio così perchè Kate/Difred è più una donna comune e quindi di facile immedesimazione. Moira è troppo estrema.
Dal libro, dopo che Moira è fuggita con un espediente geniale in bagno: "Ciononostante Moira era la nostra fantasticheria. Ce la stringevamo al petto, abitava con noi in segreto, era lava sotto la crosta della vita quotidiana. Alla luce di Moira, le Zie erano meno temibili e apparivano figure prive di senso. Il loro potere aveva subito un'incrinatura. Si poteva strangolarle nei bagni. L'audacia, ecco quel che ci piaceva."


Moira
A questo punto, procedo con la storia ma inserisco l'avviso.

!!! SPOILER !!!

Difred non rimane incinta. Ovviamente, visto che il Comandante è sterile.
Nel frattempo, però, lui tenta un approccio proibito. La chiama di notte e di nascosto per intrattenersi con lei nel suo studio. Dice che vuole conoscerla, meglio. Giocano a scarabeo. A fine serata vuole il "bacino della buona notte".
Difred non ha scelta e si presta al giochino, senza però accettare altri rapporti al di fuori del rito. Se la Moglie li scoprisse, sarebbero guai seri per Difred.
E qui abbiamo un nuovo controsenso. Al marito che mette in difficoltà l'ancella, non accadrebbe nulla. A lei, la condanna.


Una delle tanti notti, il Comandante porta Difred in un locale. Un club. Sono vietatissimi, ma loro sono sopra la legge. Fa vestire Difred in modo provocante con abiti del passato, oggi introvabili visto che erano stati tutti bruciati e, con l'aiuto del suo fidato Nick, la conduce in una zona particolare.
Difred farà un tuffo nel passato. Uomini e donne mascherati come si usava un tempo, che ballano e bevono. Una sorta di festino privato con tanto di fanciulle scese a compromessi, insomma.
Dal libro:
«È un club?» chiedo. (Parla Difred)
«Be', lo chiamiamo così, tra di noi». (Il Comandante)
«Pensavo che un club rientrasse nella serie delle cose proibite».
«Ufficialmente sì, ma siamo esseri umani, dopo tutto».
Visto che non aggiunge altro, dico: «Che significa?»
«Significa che non si può ingannare la Natura. La Natura esige, per gli uomini, la varietà. È logico, rientra nella strategia della procreazione. È il disegno della Natura». 
Io non faccio commenti, quindi lui continua. «Le donne lo sanno per istinto. Perché compravano tanti vestiti diversi, un tempo? Per ingannare gli uomini, per dargli l'illusione di stare con molte donne diverse. Una nuova ogni giorno». Lo dice come se ci credesse, ma dice molte cose in questo modo. Può darsi che ci creda, può darsi di no, o può darsi che ci creda e non ci creda, nello stesso tempo. È impossibile capirlo.
«Quindi adesso che non possiamo cambiare vestito» osservo, «siete costretti ad avere molte donne». È una frase ironica, ma lui non se ne accorge.
«Risolve molti problemi» risponde, senza batter ciglio.
Il Club privato dei Comandanti
Qui, Difred incontra Moira di cui non aveva più saputo nulla dal giorno della fuga. E' una scena molto interessante, più che altro per il contrasto di vedute delle due donne. Moira poi racconterà della sua avventura.
Dal libro: "Eccola, è Moira. È in piedi con altre due donne, accanto alla fontana.(...)
È vestita in modo assurdo, con un abito nero che le lascia le spalle nude. È di satin, ma è opaco e consunto, non ha le bretelle, è sostenuto da un bustino a stecche che tiene alti i seni (...)
Ogni tanto se lo mette a posto con uno strattone. Sul sedere ha un batuffolo di cotone, lo vedo mentre si volta, sembra un pannolino gonfiato come un popcorn. (...) Attaccate alla testa ha due orecchie, da coniglio o da cerbiatto (...) Ha una cravatta a farfalla nera attorno al collo e indossa calze nere di rete e scarpe nere con i tacchi alti. (...) 
Il costume, antico e bizzarro, mi ricorda qualcosa del passato, ma non so che cosa. Un'operetta brillante? Una commedia musicale? Ragazze vestite per la Pasqua, in costume da coniglietto. (...) 

Voglio che mi guardi, che mi veda, ma i suoi occhi scivolano su di me come fossi una palma, una poltrona. (...) Questa volta i suoi occhi si incontrano con i miei. Mi riconosce, ma l'esperienza le suggerisce di non reagire. (...) Poi lei fa un piccolo movimento con la testa, un impercettibile scatto verso destra.(...) È il nostro vecchio segnale. Ho cinque minuti per incontrarmi con lei al bagno (...) 

«L'hai scelto tu?» chiedo. Può darsi che l'abbia scelto davvero lei, in mezzo agli altri, perché era meno appariscente. Per lo meno è solo in bianco e nero.
«No, me l'hanno assegnato d'autorità. Devono averlo ritenuto adatto a me».
Non riesco ancora a credere che sia lei. Le tocco di nuovo il braccio. Poi mi metto a piangere.
«Non fare così» dice Moira. «Ti si sciupa il trucco (...)
«Sono venuta solo per una sera» dico. «Nessuno lo sa. Lui mi ha fatto passare di nascosto».
«Chi?» sussurra Moira. «Quello stronzo che è con te? L'ho provato anch'io, è una peste».
«È il mio Comandante».
«Lo so. Ogni tanto qualcuno di loro porta qui la sua Ancella. Lo trovano eccitante, un po' come scopare sull'altare o qualcosa di simile. Gli piace pensarvi come vasi di castità e, nello stesso tempo, vedervi tutte pitturate. Il potere dà alla testa».

Moira e Difred
LA FUGA DI MOIRA
E' un vero peccato che sia così marginale il personaggio di Moira. Davvero un peccato.
Una donna molto coraggiosa, anche se alla fine viene piegata. Qui di seguito riporto a frammenti la sua fuga raccontata da lei, nel libro. In realtà è Difred che riporta il racconto di Moira. Purtroppo, non si sa che fine faccia perchè le due donne non si vedranno mai più.
E' interessante anche la parte sulle COLONIE.
Moria viene spaventata da un semplice filmato. Sarà autentico, mi chiedo? O era propaganda? Nel romanzo rimane il dubbio. Quando si ha a che fare con società distopiche, in fondo, è normale che i mezzi di comunicazione siano i primi a essere manipolati.


Dal libro:
«Ho lasciato quella vecchia strega di Zia Elisabetta legata come un tacchino di Natale dietro la caldaia. Volevo ucciderla, l'ho desiderato davvero, ma ora sono contenta di non averlo fatto altrimenti le cose sarebbero andate molto peggio per me. 
Non avrei mai creduto che fosse tanto facile uscire dal Centro. È bastato quel vestito marrone e me ne sono venuta via tranquillamente. (...)
Ho pensato quindi che tanto valeva andare verso nord, e vedere se riuscivo a trovare la Piazza (...)
Loro avevano istituito altri posti di controllo (...) Così sono passata, come avevo fatto al cancello, con le spalle dritte, le labbra strette, guardandoli con disgusto, come fossero piaghe purulente. Lo sguardo delle Zie quando dicono la parola uomo. Ha funzionato come un amuleto, e non solo li, anche agli altri posti di controllo.(...)
Sono rimasta nella clandestinità per otto o nove mesi. Passavo da una casa a un'altra, allora trovavi più facilmente qualcuno disposto a offrirti un rifugio sicuro. Non erano tutti Quaccheri, alcuni di loro non erano neppure religiosi. (...)
Non so che cosa sia successo. (...) Qualunque cosa sia stata, ci hanno presi proprio mentre uscivamo dal portello posteriore per scendere sulla banchi-na. Io e i due che mi accompagnavano.(...)
Non siamo finiti al Centro, però, mi hanno portata in un altro posto. Non ti racconterò quello che è successo dopo. Preferisco non parlarne.(...) Alla fine mi hanno mostrato un film. Sai su che cosa? Sulla vita nelle Colonie. (...)
Sono le vecchie a finire nelle Colonie (scommetto che ti sarai chiesta perché non si vedono mai vecchie in giro) oppure Ancelle che si sono bruciate le loro tre possibilità, o, infine, le incorreggibili, come me. 
Le donne delle Colonie sono materiale di rifiuto. Sterili, certo. Se non lo sono all'inizio, lo diventano dopo un po'. Quando non ne sono sicuri, fanno loro un piccolo intervento, così che non ci sia possibilità di errore. Nelle Colonie ci sono anche gli uomini, circa un quarto rispetto alle donne. Non tutti i Traditori del Genere Umano finiscono al Muro. (...)
Così, eccomi qua. Ti danno perfino la crema per il viso. Dovresti escogitare qualche modo per venirci anche tu. Avresti tre o quattro anni buoni prima che ti si consumi la vagina e ti spediscano all'ossario. Il cibo non è male, c'è alcol e droga, se lo desideri, e si lavora solo la notte.
Non tutti finiscono al MURO ...
FINALE DEL ROMANZO
Dal libro, l'incipit dell'ultimo capitolo: "Vorrei che questa storia fosse diversa. Vorrei che si svolgesse a un livello più elevato. Vorrei che mi facesse apparire se non più felice, almeno più positiva, meno esitante, meno distratta da cose banali. Vorrei che avesse una struttura più equilibrata. Vorrei che parlasse d'amore, o di improvvise percezioni importanti per la propria vita, o anche di tramonti, di uccelli, di temporali, di nevicate. (...)
Mi dispiace che ci sia tanto dolore in questa storia. 
Mi dispiace che sia a frammenti, come un corpo preso in un fuoco incrociato o smembrato a forza. Ma non c'è nulla che possa fare per cambiarla."

E' diverso il finale del libro dal film.
Quest'ultimo è più di comodo, diciamo. Nel romanzo è più complesso.
Ma andiamo nell'ordine.
Entrambi conducono a un evento illuminante per Difred: la scoperta che ha bisogno di contatto umano e lo trova in Nick.

Nel libro: Nasce una relazione clandestina. Per un po' procede, ma La Moglie scopre che Difred e il Comandante (come era già successo in passato con le altre ancelle) si vedono in modo peccaminoso. Trova le vesti dissolute che lui le fa indossare, insomma. Non fa in tempo ad agire che giungono a prendere il Comandante per tradimento (ma non viene precisato da chi e perchè).
Difred viene portata via. E qui il libro si ferma.

Sul finale, abbiamo un resoconto di un relatore del futuro, il Professor Pieixoto (che ha compiuto studi quali "Iran e Galaad: due Monoteocrazie del Tardo Secolo ventesimo viste attraverso i Diari") dell'Associazione Ricerche Gaaladiane.
Ha studiato questi diari e ne ha tratto delle conclusioni. I nastri parlano del passato, si fa cenno a 150 anni prima circa. Di Primo Periodo Galadiano, di Guerre Civili Galadiane.
Siamo infatti nel 2195, al Congresso Internazionale dell'Associazione Storica.
Insomma, la storia di Difred appartiene al passato e questi dell'associazione cercano di ricostruirla.
Sembra che lo stesso Nick facesse parte del comitato clandestino Mayday (passato alla storia) e sia stato lui, in realtà, a salvare Difred fingendo un arresto. Nick era un Occhio e come tale nessuno avrebbe sospettato di lui.
Forse Difred era rimasta in cinta di Nick, da lì il motivo della fuga. In ogni caso, le sorti di Difred rimangono avvolte nel mistero. Ognuno è libero di immaginarsela felice con il bimbo di Nick, o nelle Colonie ...
Io me la immagino in positivo ^__^


Difred e Nick
Nel film, invece, è la Moglie che chiede a Difred di avere dei rapporti con Nick per restare in cinta. Tra loro era nato qualcosa di diverso, c'era del sentimento ma non avevano fatto nulla.
Difred accetta, ma deve restare un segreto. Il Comandante dovrà credere che è figlio suo.
Poi, però, la Moglie scopre che esce con suo marito di nascosto. Da lì la denuncia alle Colonie. Difred chiede aiuto al Comandante, del resto è stata costretta ad accettare i suoi capricci. Ma lui fa spallucce. Difred uccide il Comandante e fugge con Nick, che ha la stessa doppia vita del romanzo. Nella stessa notte, casualmente, era riuscito a programmare la fuga di Difred.
Difred la ritroviamo, tempo dopo, sola in un camper. I "ribelli" la aiutano. E' palesemente col pancione. In attesa di tempi migliori. Fiduciosa, osserva il tramonto.



!!! FINE SPOILER !!!

CONCLUSIONI: Una distopia potente. Mi sento di paragonarla a 1984 di Orwell, anche se ovviamente con le dovute differenze. In più Orwell, ha steso un panorama politico molto complesso, qui invece è accennato. Però hanno in comune il coinvolgimento emotivo e l'angoscia di vivere in una società così dittatoriale da togliere davvero la sensazione di non poterne uscire.
Anche Moira, così forte, è stata schiacciata.
Eppure, qui c'è una valvola di speranza. Piccola, ma c'è. Cosa che in 1984 mancava.
E forse è qui la differenza più ovvia: una è una distopia al maschile, l'altra al femminile.
Noi pensiamo più positivo ^__^
Dico piccola speranza perchè la società dipinta dopo 150 anni non è utopistica.
E' diversa, ma non migliore.

E' un romanzo straordinario. Mi è piaciuto moltissimo.
La narrazione è in prima persona, col POV su Difred, sempre. Questo permette un coinvolgimento assoluto. La Atwood scrive benissimo, a mio avviso. Spero che i molti stralci che ho inserito vi abbiano dato un'idea precisa.

Lo consiglio soprattutto alle donne, di tutte le età.
L'incubo di Difred ci sfiora un po' tutte nell'intimo. Oggi.
Ma ha toccato le nostre nonne e bis-nonne in un modo molto simile. Ieri.
E questo è quello che ci fa comodo pensare. Vero?
Ma siamo proprio sicure che una sorta di Gaalad non esista ancora oggi in altre parti del mondo?
...

Un abbraccio a tutte.
Un abbraccio forte.

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