10 aprile 2012

[manuali scrittura] Master di scrittura creativa di J.P. Morrell

Premessa sul perchè leggo i manuali.
Scrivere e pubblicare sono due concetti differenti.
Un romanzo pubblicato non necessariamente è scritto bene. Dipende dall'editore. Se è un vero editore o è in realtà un tipografo travestito ;)
Non farò il predicozzo sull'editoria a pagamento, porterebbe solo alla gastrite. Preferisco lasciar perdere. A mio avviso, ognuno di noi è libero di scegliere la strada da perseguire.

Come ogni disciplina artistica quali la pittura, la scultura, la musica, l'architettura e tutto quello che concerne l'ingegno e l'estro umano, anche la scrittura scaturisce sì dall'anima, ma ha bisogno di essere appresa esattamente come le altre. Salvo casi eccezionali, nessuno nasce "imparato".
Perché un appassionato di musica che si iscrive al conservatorio, va bene, ma un appassionato di scrittura che legge dei manuali invece no? Perchè nel primo caso è doveroso, ma nel secondo si fanno spallucce dicendo: "I manuali non servono a nulla"?
Non si sa.

Pigrizia? Ignoranza? Arroganza?
Forse, quelli che lo affermano sono solo inconsapevoli che si accontentano di vedere il proprio manoscritto rilegato "in un formato standard su carta comune" su un tavolo, immerso tra gli altri volumi. Uno tra migliaia di volumi.
Non li critico, non li giudico.
Non sono migliori o peggiori di me. Siamo solo diversi :)

Io non mi accontento, però. 
Io ho bisogno di leggere i manuali perché voglio imparare a scrivere "in modo accettabile". Secondo me, l'unico modo che si ha per emergere dalle migliaia di copie nelle librerie è la qualità.
Anima e qualità, in qualche modo, emergono sempre.
Non si pretende la perfezione da un libro, io non lo faccio mai, ma si chiede solo dell'impegno e della serietà da parte dell'editore e dello scrittore perchè i libri costano.
Si pagano, non solo con i soldi ma anche con il tempo libero, che per me è sacro.

Creare una trama e scriverla non è facile.
Io ho letto questo manuale che mi ha chiarito un po' di concetti. Alcuni li avevo già di mio, ma è stato piacevole scoprire che hanno "un nome". Anche se l'intuito ci fa giungere alla meta lo stesso, alle volte la conoscenza ci fa prendere la scorciatoia.

DINO AUDINO EDITORE
Master di scrittura creativa di Jessica Page Morrell edito in Italia da Dino Audino è stato davvero una lettura (quasi uno studio) interessante e istruttiva. Il libro è di 176 pagine, il costo è di 19,00 euro. Il sito dell'editore è QUI!

Un dilettante prima o poi riuscirà a scrivere una bella storia,
ma il vero scrittore è quello per il quale la tecnica è diventata,
come per un pianista, una seconda pelle.

Così inizia l'introduzione di un manuale che presenta argomenti quali gli Antefatti, i Colpi di scena e i Cliffhanger, gli Epiloghi, le Epifanie e le Rivelazioni, i Flashback, le Anticipazioni, le Figure retoriche e il Linguaggio figurato, il Ritmo e la Velocità, i Prologhi, l'Ambientazione, il Mondo sensoriale, il Subplot, la Semplicità, la Suspense, la Tensione, il Tema e la Premessa, le Transizioni.

C'è moltissima carne al fuco. Il manuale è denso e davvero ben gestito.
Ho pensato di darvi due mie impressioni per argomento, riportando anche qualche stralcio. A mio avviso, è molto importante sapere come "gestire una storia" oltre che avere una buona idea che frulla in testa.
Del resto, non vi è mai capitato di pensare: "Ho una storia originale, ma non so bene come iniziarla, come svilupparla." A me è successo. Anzi, capita tutt'ora. 
Ebbene, questo manuale da le risposte. Non tutte, ovvio. Ci sono altri manuali di approfondimento come L'arco di trasformazione del personaggio, ma espone in modo semplice e con esempi chiari tutto ciò che  serve per ideare una storia soddisfacente.

Arte e artificio: come incantare il lettore
Mentre il cervello traduce i segni sulla pagina, l'unico senso utilizzato è la vista, e quindi l'artificio narrativo consiste nello stimolare quei sensi che non sono in uso durante la lettura, inserendo dettagli relativi all'olfatto, all'udito, al gusto o al tatto.
Nella narrativa non scriviamo per istruire, ma per mantenere in vita un'antica tradizione. 
La narrazione esiste e continuerà a farlo, non importa in che modo la tecnologia cambierà la sua forma. Continuiamo a interessarci all'antica arte del racconto perché i moderni scrittori discendono dagli antichi narratori, e perché la narrazione è un'esperienza fisica che esprime tematiche universali. 

ANTEFATTO
La prosa è architettura, non decorazione d'interni.Ernest Hemingway
I compiti dell'antefatto sono essenzialmente due: rivelare informazioni sui personaggi principali e descrivere il mondo fittizio in modo che sembri verosimile.
Va ben gestito, però. I rischi che si riveli dannoso, sono elevati. 
Sempre Hemingway nella sua teoria/metafora dell'iceberg (riportata da James Scott Bell in Plot & Structure) spiegava come il lettore dovesse vedere solo la "punta" della storia, ma temere la massa nascosta sott'acqua. Un bravo scrittore dovrebbe essere in grado di far questo.
Quindi l'antefatto è un'arma a doppio taglio. Rischia di rivelare troppo, e troppo presto. Ma, se ben usato, suscita curiosità impennando fin dall'inizio il coinvolgimento.

ERRORI COMUNI negli antefatti, come evitarli.
-In fase di editing, comprimete le informazioni, soprattutto nei primi capitoli.
-Anche se si affrontano argomenti sconosciuti (un nuovo mondo, ad esempio) evitate di salire in cattedra.
-Non devono essere troppo invasivi. 
-Non bisogna avere premura di svelare tutto e subito. 
-Se si usa un POV specifico di un personaggio che è solito vivere quel mondo, ATTENZIONE! Il pericolo di fargli pensare o dire banalità è dietro l'angolo. Bisogna rispettare l'opinione del personaggio. Alle volte, quindi, è meglio se l'antefatto è vissuto da un personaggio esterno.
-Attenzione alle anticipazioni.

COLPI DI SCENA E CLIFFHANGER
Questa tensione è terribile. Speriamo che duri.
Oscar Wilde
Intanto, la differenza sostanziale tra i due: i colpi di scena creano un picco di tensione facendo progredire l'azione, i cliffhanger invece, sono un tipo di colpo di scena specifico che interrompe l'azione.
In un buon romanzo, il lettore dovrebbe restare sui carboni ardenti per tutta la lettura. Senza tregua!
Dovrebbe sempre domandarsi "che succederà?"
Gli strumenti migliori per applicare dei colpi di scena e dei cliffhanger sono nello svolgersi della trama stessa, che deve spingersi sempre in avanti con dei balzi attraverso inseguimenti, pericoli e flashback.



Consiglio sul cliffhanger: il rovesciamento.
Quest'ultimo enfatizza l'effetto zigzag di una storia e, funziona meglio, quando non è solo una "sorpresa", ma influenza la storia o un personaggio. Meglio ancora se il protagonista. Se finite una scena col cliffhanger, iniziatela con una frase d'effetto e non da dove avete finito.

EPILOGHI
La parola epilogo viene dal greco e significa aggiungere.
Se posizionato dopo la conclusione di una storia, l'epilogo serve per spiegare le conseguenze del climax. Nella narrativa moderna non è più molto usato ma, se ci sono valide ragioni, va bene.
Un epilogo ben gestito, deve essere separato dalla storia per tempo e spazio, e deve dare una diversa prospettiva. I motivi per scriverlo possono essere: 
-chiudere la storia dopo un climax traumatico e violento
-evidenziare le conseguenze degli eventi
-fornire informazioni importanti e inedite
-suggerire il futuro del protagonista e di altri personaggi
-aumentare il realismo della storia
-fornire informazioni sui tanti personaggi

LINEE GUIDA per un appropriato epilogo, che non deve contenere informazioni già presentate nel romanzo sono:
-scrivere da una nuova prospettiva e a distanza di tempo
-non dilungarsi, meglio se breve e conciso
-tenere a mente le proporzioni, a seconda del romanzo
-non essere indulgenti, serve al lettore non allo scrittore
-non commentare gli eventi narrati
-non usare l'epilogo come un paracadute. Se ci sono questioni lasciate in sospeso, è necessario concluderle prima dell'epilogo.
-dare una pausa al lettore
-flessibilità, scegliere la forma più adatta alla situazione

EPIFANIE E RIVELAZIONI
L'epifania è il momento topico in cui un personaggio capisce o apprende qualcosa che prima non sapeva. Un punto di svolta facente parte dell'arco narrativo. Un evento che peggiora o risolve un conflitto, un approfondimento significativo o il via a una nuova situazione.
Attenzione alle epifanie dei personaggi secondari: creano un cambiamento anche al protagonista o alla storia.

Le rivelazioni sono invece momenti importanti, ma NON legati all'arco di trasformazione del personaggio. Aumentano il pathos, ma non modificano la storia. Sono comunque importanti per dare dinamicità al personaggio.
Un personaggio che non ha epifanie e rivelazioni, risulta molto finto poichè senza cambiamento non c'è crescita. Da un romanzo, ci si aspetta una crescita dovuta alla storia.

FLASHBACK
Ray Bradbury, autore di Fahrenhiet 451
Quando nella mia anima c'è un lungo piovoso novembre
e penso troppo e capisco troppo poco, so che è arrivato il momento
di tornare da quel ragazzo con le scarpe da tennis, le febbre alta,
le innumerevoli gioie e gli incredibili incubi.
Non sono sicuro di dove finisca lui e dove cominci io.
Ma sono fiero di questo gioco di squadra.
Sono di difficile gestione e hanno una brutta fama: rallentano e confondono.
La funzione primaria dei flashback è quella di aggiungere alla storia le motivazioni, le vicende personali e le informazioni che non possono essere fornite dalla sequenza lineare degli eventi.
Di solito, hanno un ritmo più lento e si introducono con reminiscenze, breve ricordo che dura poche frasi o paragrafi, con una storia in cornice, ossia una storia che ha un prologo e un epilogo in un tempo differente, un sogno e una scena indipendente.

La loro collocazione non può essere casuale.
Se posta all'inizio, deve catturare e portare a proseguire. Di solito, si trovano nei gialli, la scena dell'omicidio.
Se nella parte centrale, è consigliabile dopo il primo punto di svolta ma prima del climax.
Nel finale, è sconsigliato. Ma, a mio avviso, potrebbe rientrare un caso in cui l'epilogo sia collegato con il prologo.
Il doppio percorso, invece, è molto interessante. In pratica, avviene quando si narrano due vicende: una al presente e una al passato. Collegate strettamente, possono essere portate insieme in contemporanea. In questo caso, è consigliato un cambio dei tempi. Una parte scritta al passato remoto e una al presente, è un esempio tipico.
Quando evitarlo: se non spiega o fornisce un contesto o informazioni nuove.

ANTICIPAZIONI
Sono tutto ciò che suggeriscono gli sviluppi futuri. Seminano informazioni e tracce sugli avvenimenti che seguiranno. Le loro funzioni sono:
-creare unità nella storia
-rendere credibili gli eventi
-creare suspense
Esempio, se ci si sofferma su una pistola, è ovvio supporre che presto qualcuno la userà (Anton Cechov).
Attenzione: anticipando troppo, si rischia di azzerare la suspense. Bisogna creare nel lettore un punto interrogativo, ma senza che se ne accorga. Di solito, si inseriscono nei punti di svolta, nella trasformazione dei personaggi e nei segreti.

Le tecniche usate possono essere:
-attraverso le caratteristiche dei personaggi (pensate a Vertigo di Hitchcock, basato sul romanzo di Boileau e Narcejac. Il personaggio soffre di vertigini e lo sappiamo subito da una scena "domestica" senza avere però effetti collaterali sulla trama e avere indizi oltre.)
-usando lo stato d'animo
-un simbolo, un immagine, un oggetto mostrato.
-un dialogo
-un'azione
-un personaggio secondario
-l'ambiente circostante e/o la descrizione
-una premonizione

Il tutto dipende sempre dall'obiettivo che ci si prefigge. Anche con delle sottotrame si può anticipare qualcosa, ma devono essere collegate a quella principale.

FIGURE RETORICHE E LINGUAGGIO FIGURATO
La più normale delle parole,
quando è al punto giusto, acquista subito brillantezza.
E' questa la brillantezza con cui devono splendere le vostre immagini.

Robert Bresson
Sono delle meravigliose alleate, se ben gestite. Creano immagini potenti nella mente del lettore, ma bisogna sceglierle con cura. E devono essere poche. Quando si sceglie una parola è importante il significato, ma anche il tono. Se non crea l'immagine giusta, si distrae il lettore e basta.
Nel Grande Gatsby, Fitzgerald descrive la voce di Daisy Buchanan come "piena di soldi". Il paragone è critico, ma anche chiarificatore perchè si dimostrerà importante ai fini della storia. (Paragoni e contrasti)
Similitudini e metafore, simboli e personificazioni possono dare vita a immagini evocative, che però non devono confondere il lettore. Una buona scrittura è pittoresca, ma non tronfia quindi se non c'è uno scopo ben preciso è meglio evitarle e concretizzare l'immagine in modo più diretto per non infastidire il lettore.

RITMO E VELOCITA'
Innanzi tutto, se di narrativa letteraria o di genere (fantascienza, fantasy ecc.) già cambia.
Se di genere, il lettore ha delle aspettative quali l'immedesimazione e una storia interessante. L'essere coinvolto insomma. Il ritmo e la velocità vanno dunque a seconda del genere scelto senza però eccedere.
Anche se un romanzo è d'azione, ci devono comunque essere dei momenti di "tregua" per far si che il lettore possa riprendersi e vivere meglio l'azione successiva. Al contrario, se un romanzo d'amore vuole un ritmo rilassante, non vuol dire far venire sonno. Ci sono molte tecniche per entrambi i casi.

PROLOGHI
Un buon prologo differisce dal resto della storia per tempo, spazio o punti di vista e crea attesa e curiosità per gli eventi futuri. Non deve essere un resoconto asettico, ma deve contenere drammi, dialoghi e descrizioni. Anche se è fuori del flusso narrativo, deve essere legato agli eventi dell storia, ai personaggi e ai temi.
Ci sono diversi casi in cui un prologo è indispensabile: una storia in cornice, per citarne uno.
Altri casi, in cui non serve o è dannoso: quando confonde il lettore, se scritto in passivo, se serve solo per creare atmosfera senza informazioni vitali, se rivela troppo sugli eventi futuri.

Consiglio per chi scrive fantascienza e fantasy.
Per decidere se includere o meno un prologo ponetevi queste domande sul vostro mondo fittizio:
-è così insolito e complesso che molti elementi diventano irriconoscibili?
-ha una tecnologia che necessita di ulteriori spiegazioni?
-ha delle regole diverse da quelle della società contemporanea?
-è influenzato direttamente da alcuni aspetti della sua storia?

AMBIENTAZIONE
Non è solo lo sfondo in cui inserire i personaggi e la trama, ma è fondamentale per la veridicità.
L'ambientazione comprende:
-località (città, paese ecc. ma anche quartiere, via)
-periodo (non solo serve per la stagione, ma anche per le festività e/o gli anniversari)
-il tempo (ore, ma anche il suo scorrere)
-atmosfera legata allo stato d'animo e il clima
-geografia fisica e umana
-epoca storica
-contesto sociale, politico e culturale
-popolazione
-influenze ancestrali (intese come influenze delle colonizzazioni passate. Negli USA è evidente ancor oggi nella cucina, nel vestire o nel linguaggio l'Europa.)

Se ben contestualizzati, i personaggi bucheranno la carta. Descrivendo l'abitazione sporca e disordinata, già si "mostra" molto e senza ricadere nell'errore del "dire" che il personaggio è disordinato.
Al contrario, è interessante il "pesce fuor d'acqua" cioè quando il personaggio si trova inserito in un ambiente a lui sconosciuto. Un classico esempio è "Il signore delle mosche" di Golding. Qui, il conflitto principale è tra il protagonista e l'ambientazione. Di solito, in questi casi la storia parla d'identità, della scoperta di se stessi e delle sfide per sopravvivere.

CONSIGLI FINALI:
-non spiegate l'ovvio (l'oceano è enorme)
-no al banale (Bali sembrava un paradiso)
-no al normale (il cielo è azzurro)
Meglio concentrasi su descrizioni insolite e originali.

IL MONDO SENSORIALE
L'inizio della conoscenza umana avviene attraverso i sensi,
e uno scrittore inizia dove inizia la percezione umana.
Attrae grazie ai sensi,
e non si può attrarre grazie ai sensi con le astrazioni.

Flannery O'Connor
I dettagli sensoriali penetrano nel sistema nervoso del lettore, nella sua memoria e nella sua immaginazione, trasportandolo di peso nel mondo fittizio. Ciò non può accadere senza dettagli molto specifici.
SHOW, DON'T TELL! ovvero MOSTRA, NON DIRE! è un ammonimento noto in tutto il mondo che invita a non spiegare ma a mostrare le scene con esempi concreti.
Quando si scrive, bisogna far sentire il lettore in mezzo all'azione attraverso i sensi (tatto, gusto, udito, olfatto e vista) al fine di condurlo al climax. La specificità della scena è anche collegata allo scopo: questa descrizione porterà avanti la storia o farà sì che il lettore si fermi a riflettere?
I dettagli dovrebbero sempre sottolineare le emozioni.

SUBPLOT
I subplot o sottotrame sono storie in miniatura incastonate nella macrotrama, complete, utili per contrastare, rafforzare o distrarre dalla trama principale.
Devono contenere un inizio, una parte centrale e una conclusione supportando la crescita emotiva del protagonista, approfondendo l'azione e riflettendo il senso del tema.
Le ragioni per inserire dei subplot:
-dimostrare che la vita del protagonista e il suo mondo sono complessi e ricchi
-arricchire la storia di due o tre personaggi che rivelino aspetti del protagonista che non emergono dalla trama principale
-tenere alto il ritmo dando però respiro alla trama principale
-introdurre momenti comici o ironici
-introdurre problemi, complicazioni
-rivelare cambiamenti del protagonista
-aggiungere verosimiglianza al mondo
-rivelare i valori e le opinioni dei personaggi
-aggiungere domande e eventi nuovi

Come si fa capire se un subplot è necessario o no?
Se togliendolo si riscontra che la storia non ha buchi, vuol dire che è superfluo.

Errori da evitare:
-i subplot non devono essere risolti insieme al climax.
-devono essere proporzionati alla trama. Non devono avere la stessa importanza.
-non sono dei riempitivi e non devono essere usati per "allungare" il numero di pagine.
-hanno un loro svolgimento e cambiano il personaggio principale.
-non devono indebolire la trama principale.

SEMPLICITA' E CURA DEI DETTAGLI
Per semplice s'intende che una storia deve essere sobria e asciutta, non esile.
Un illustre esempio, è Hemingway che ha scritto storie riducendo al minimo gli elementi, usando pochi personaggi, uno o due sottotrame con poche descrizioni senza venir meno al coinvolgimento poichè ogni parola era al punto giusto e scelta con cura.
Fanno eccezione i libri fantasy e di fantascienza in quanto, visto la creazione di un mondo fittizio di cui non ha conoscenza il lettore, potrebbero richiedere più scene per introdurre immagini che mostrino il mondo. Scene, non descrizioni con infodump.
Date fiducia al lettore.
Come scrittori, il vostro compito è quello di ricordare al lettore delle immagini che già ha nel suo bagaglio di memorie personale attraverso dettagli concreti e non con lunghe, pompose e vuote descrizioni.
Quindi, trasmettete emozioni.
Le emozioni sono nel sottotesto, soprattutto. Come nella vita reale, le emozioni sono espresse per lo più inconsciamente.
E' raro che qualcuno vi dica che è arrabbiato. E' più facile che lo intuiate attraverso il suo atteggiamento. Magari lo vedete mentre sbatte a terra un oggetto, digrigna i denti mentre parla al cellulare e riaggancia imprecando, ma comunque sempre attraverso dei gesti.
Non ha un cartello sulla fronte che recita: Sono arrabbiato.
Lo stesso deve accadere nel romanzo. Il lettore comprenderà da solo che il personaggio è arrabbiato grazie a una scena semplice, ma dettagliata.
Anche le parole sono importanti. Mentre scrivete, chiedetevi se sono le parole giuste o se invece volete far sfoggio della vostra cultura. E ricordate sempre che l'importante è non tradire il punto di vista che state usando. La voce del personaggio (narratore) va rispettata rimanendo fedeli al contesto, alla cultura, all'estrazione sociale e così via, altrimenti risulterà finta.

SUSPENSE  E TENSIONE
Nel manuale sono due aspetti della narrativa trattati separatamente, un capitolo ciascuno.
La suspense è quella che tiene incollati alla lettura. E' una sorta di tortura cui si sottopone volentieri il lettore. Se il conflitto è il motore di una storia, la suspense è il carburante. Si crea nascondendo informazioni e rinviando gli esiti.
La tensione, invece, è una sorta di senso d'inquietudine che permea ogni momento di una storia e che mette in allarme il lettore. Varia di intensità a seconda delle scene. Unita al conflitto, cambia il livello emotivo. Senza il conflitto, mantiene comunque alto il livello d'attenzione.
Come precisò Gary Provost nel suo Make your words work, la tensione non è sempre una questione di vita o di morte. "La bacerà?" è tensione. "Gli darà uno schiaffo o cadrà fra le sue braccia?" è tensione.
Creare incertezza sugli eventi, curiosità, apprensione e timore insomma.

Consigli in fase di revisione:
-Avete fatto iniziare la storia all'ultimo momento possibile?
-L'inizio crea curiosità?
-C'è una sola domanda drammaturgica su cui si concentra la storia?
-La storia è sovrappopolata?
-L'ambientazione contribuisce alla tensione?
-Le sottotrame sono fonte di tensione?
-E i flashback, contengono tensione o sono solo una digressione?
-A metà strada c'è una sorpresa o un rovesciamento?
-Avete trattenuto le informazioni fino all'ultimo?
-Gli ostacoli sono difficili da superare?
Per quanto sia piacevole cucinare,
è inutile descrivere nel romanzo le fasi della ricetta
"pasta alla carbonara".
E' un romanzo o un ricettario?
Usate le transizioni!
TRANSIZIONI
Creano un flusso tra gli elementi della storia. Sono quasi invisibili, se usate bene.
Le transizioni devono essere inserite con cura, al lettore non piace essere disorientato o confuso.
Aiutano la logica interna di una storia, guidano il lettore di frase in frase, paragrafo in paragrafo, idea in idea, scena in scena con delicatezza e facilità.
Ma soprattutto, vanno a riassumere in modo elegante eventi che se narrati in modo lineare sarebbero banali e noiosi.
Esempio su come colmare alcuni giorni in poche righe con una transizione:
"Dopo i tumultuosi eventi del weekend, la settimana successiva fu come un'oasi di calma. La routine di Kristine - andare al lavoro e tornare ogni sera al tramonto - era il modo di vivere che preferiva."
Ci sono altre tecniche, tutte spiegate con esempi.


TEMA E PREMESSA
Il tema è un concetto abbastanza semplice: è ciò di cui parla la vostra storia. Questa idea centrale o interna serve come elemento unificante, un filo che tiene unita la storia creando coesione.
ATTENZIONE: Non è il concept, non è il personaggio, non è la morale e non è nemmeno il messaggio.
E' il concetto centrale della storia, ciò che la mette a fuoco. Una guida, anche.
Esempio: in un romanzo d'amore, il protagonista è addolorato per la morte dell'amata e non riesce a innamorarsi nuovamente, il tema sarà "la potenza del dolore".
Il tema è tangibile sempre, durante la lettura. Altro esempio, Il vecchio e il mare, il tema è "l'uomo può essere distrutto ma non sconfitto".
Ci possono essere più temi, soprattutto in opere complesse come Via col vento di Margaret Mitchell. Qui i temi sono: la resistenza, la distruzione portata dalla guerra, l'importanza della terra (Tara, nello specifico), le tradizioni del Sud prima e dopo la Guerra di Secessione.
Nel caso ci siano più temi, l'importante è che non si contraddicano l'un l'altro ma che si completino.

La premessa è più legata alla conclusione della storia. Essa si concentra sulle cause e gli effetti.
Come il tema, influenza ed è influenzata da molti aspetti: la verità e la comprensione che arrivano nel finale, l'arco di trasformazione del personaggio principale e il conflitto.
Può essere anche definita come una "tesi" che deve essere dimostrata e comprovata dagli eventi e dal finale della storia.
NON TROVO TEMA E PREMESSA
Se non trovate tema e premessa nel vostro scritto, tornate ai personaggi e pensate alle verità che rivelano attraverso le loro scelte e azioni, cosa apprendono nel corso della storia. Che presa di coscienza hanno realizzato. Nella maggior parte dei casi, saranno loro a farvi intuire tema e premessa.
Se ancora non li trovate, avete un problema.
Potreste aver scritto una storia dalle scene scollegate. Il lettore percepirà che non c'è un filo conduttore a unire la narrazione e potrebbe rinunciare alla lettura.
Infatti, il tema aiuta anche a scegliere le scene da narrare quando arriva l'incertezza. Anche sul finale giunge in aiuto la premessa guidando verso un finale "il più giusto possibile" e non "quello che piace".
Spesso i finali ci fanno storcere il naso, spesso diciamo che il finale non è azzeccato. Questo accade perchè si è tradita la premessa.
La storia con un tema ha un suo finale già "scritto" solo che, alle volte, non lo vediamo e mettiamo noi in modo "forzato" un finale. Errore.
Scrivendo con l'aiuto di tema e premessa, invece, tutto sarà più facile e il finale darà soddisfazione.

CONCLUSIONI: A mio avviso, questo manuale è davvero ben gestito. Mi è servito molto. Mi ha spiegato molto. Soprattutto la parte del tema e della premessa che, inizialmente, mi ha creato dubbi su alcuni miei lavori. Ma con calma e riflessione, sono saltati fuori. E' stato piacevole scoprire alcune tecniche per tenere viva la lettura e come migliorare la trama ponendo più attenzione alle scene.
Soprattutto, la lettura di questo manuale mi ha dato più sicurezza.
Io lo consiglio. Assolutamente.

Nota finale: non so se sia "master" nel senso stretto del termine. Non posso dirvi se sia necessario un altro "basic" nel caso in cui siate digiuni di manuali. Io ne ho già letti altri prima di questo. Alcuni aspetti mi erano familiari, altri mi si sono chiariti, altri ancora non li conoscevo.
Spero che il mio articolo, che illustra in modo parziale tutti i contenuti, possa in qualche modo indirizzarvi sulla decisione.



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