26 giugno 2012

[intervistazza] Alexandra, l’apocalisse e il kebab


INTERVISTA E RECENSIONE
cover APOCALYPSE KEBAB
Ho finito il romanzo di J. Tangerine, alias Giusy De Nicolo, “Apocalypse kebab” e mi è piaciuto moltissimo. Potete trovare gli INCIPIT dei primi sei capitoli e una versione estesa della TRAMA QUI!

Visto che quindi ne avevo già anticipato molto, ora vado subito al sodo con la mia prima intervistazza (intervista pazza) che Giusy ha accettato di rilasciarmi visto che l’ho minacciata-tampinata via FB per diverso tempo. 
Alle foto di alcuni nostri politici mezzi nudi, Giusy ha ceduto.

Ecco l’intervista, ovviamente leggetela se avete disturbi mentali e assumete quotidianamente psicotici che vi dissociano dalla realtà. :D
OK, lo ammetto, il romanzo “Apocalypse kebab” m’ha cambiata nel profondo.  
Ma non è colpa mia.
L'autrice, Giusy De Nicolo
Sam 1: Giusy! Intanto, grazie per aver accettato l’intervistazza. 
(eh eh eh, vedi sennò che ti mandavo ancora …) 
Sam: La pupa ha ceduto. Missione compiuta!
Ony: OK, capo, ricevuto. 
La mia prima domanda è questa: ma come caspita ti è uscito fuori un personaggio come Alexandra? A me è piaciuta tantissimo. E’ tosta da paura. Ma soprattutto, è coerente a discapito delle buone maniere e dei francesismi che oggi invadono la narrativa. 
Diciamolo, Ale è scurrile e volgare però si fa voler bene. E’ simpatica, coraggiosa. E’ una Prescelta suo malgrado, ma certo non sembra ispirata a nulla di mia conoscenza.  E’ molto originale, da dove spunta?

Giusy: Grazie, sono contenta ti sia piaciuta. 
Sì, Alexandra non è affatto una principessa. E ora lei farebbe una battutaccia sull'eventuale presenza del pisello... 
È una ragazza cresciuta da sola nei quartieri popolari di Praga, con un passato di tossicodipendenza e un presente per nulla radioso. Cerca di fare del suo meglio, ma non per questo accetta gli eventi con stoica serenità. Ci smadonna sopra, piuttosto. 
È volgare e cocciuta, ma ha anche un fortissimo codice morale. Direi che hai ragione, è molto lontana dal cliché della damina tremula e impedita, che senza  il prode figaccione, sberlucciacante o meno, perirebbe trafitta dal suo spazzolino da denti, dopo esserci caduta sopra. Ma non è neanche un'eroina senza macchie né paure, lei abbonda di entrambe. 
Ho cercato di renderla tridimensionale, ma anche di trattarla con rispetto, lasciandola agire come è nella sua natura, che è molto politicamente scorretta. 

E a tal proposito, ti avviso che se mi mandi un'altra di quelle foto, ti denuncio al Tribunale dell'Aja per crimini contro l'umanità. Già avrò gli incubi per i prossimi venti anni!
Anch'io mi chiamo Alexandra, ma non sono lei.
Sam 2: Gli altri personaggi che la circondano sono altrettanto forti, nel senso che nessuno di loro è il tipico vicino di casa. Anche qui, da dove ti è arrivata l’ispirazione? 

Giusy: I Column, il gruppo di cui Alexandra fa parte, hanno in comune solo una cosa: il fatto di essere dei sopravvissuti. Da lì è stato piuttosto semplice declinare il concetto e dunque sono scaturiti il nerd oggetto di bullismo, il rom col padre manesco, l'omosessuale in età scampato alle gentilezze del passato regime, il rampollo di un magnate soverchiatore... 
Tra l'altro, trovo che siano personaggi non troppo difficili da incontrare nella vita reale. 
La differenza romanzesca è che loro ne hanno derivato un potere particolare, la caratteristica che li rende i Column, appunto, oltre a un caratteraccio molto difficile da spezzare. 

Era dai tempi dei Gooneis che non incontravo
un gruppo così divertente e atipico.
Sam 3: E ora il pezzo duro … ehm, cioè forte. Vorrei tanto sapere, Giusy, se esiste un Tamel. Ti prego, se ti sei ispirata a qualcuno che conosci, dagli la mia mail. :D

Giusy: E ti pare che se esistesse, ora sarei qui a risponderti invece che a.....?
Ok, contegno. 
Dicevamo? 
Tamel. Dunque, la faccenda è andata così. Meditavo sulla trama e correvo. Sì, spesso per pensare mi serve inforcare il lettore mp3 e correre. Bene, stavo cercando di definire Tamel ma niente, mi sfuggiva, restava un'idea confusa. Sapevo solo che doveva essere pericoloso
Poi nelle orecchie è partita Rape me dei Nirvana e tutto è andato al suo posto. Tamel mi è apparso con l'aspetto di Kurt Cobain e  la tempra di un monaco guerriero, che trae la propria determinazione da un convincimento ferreo. Questo, però, non gli ha soffocato la malinconia di fondo. 
Tamel come Kurt
Sam 4: Ora, tornando a noi. C’è nel tuo romanzo una scena piccante. In realtà, dura quattro giorni, ma tu ci fai vivere solo i primi momenti (mannaggia a te! :D ). 
E’ molto vera. 
Era facile cadere nella melassa, ma con frasi del tipo “delicato sfarfallio sui seni turgidi” mi sarebbe suonato strano visto il tenore del libro. 
Invece, ho trovato: “Strattonò la testa indietro e urlò di piacere e di gioia. Avevano fottuto la morte.” (Ovviamente non diciamo i soggetti che se la spasseranno per ben 4 days per non fare spoiler. ) 
Ecco, a mio avviso è una frase perfetta. E’ giusta. Ed è coraggioso da parte tua averlo tenuto così. 
Ti è costato molto non scendere ai compromessi della melassa

Giusy: Intanto, il delicato sfarfallio sui seni turgidi mi fa pensare a una che si sia attaccata due lucine natalizie alle tette. Ecco, credo che già questo risponda alla tua domanda. 
Penso di avere la stessa attitudine allo zuccheroso di un cinghiale calabrese. 
Questo però non vuol dire che disprezzi il sentimentale, quando ci vuole, o il romanticismo. La scena che intendi tu, ad esempio, a mio avviso andava scritta perché senza una svolta netta nella storia e nel rapporto tra i due diretti interessati. Mi interessava rendere le loro emozioni attraverso i gesti che compiono, e di conseguenza la sequenza è risultata abbastanza esplicita. 
La definizione che userei è “maiala coi cuoricini”.

battutina ...  ^______^ 
Sam 5: Ci sono anche numerosi scontri. Per le coreografie, ti sei ispirata a qualche film di Jet Li, a Buffy, a qualche manuale o hai fatto un film tuo e lo hai descritto?

Giusy: Lo stile di combattimento di Alexandra è ispirato ai principi del taijiquan stile chen, disciplina che pratico da un paio d'anni e che mi sembrava più adatta a una persona con la sua struttura fisica esile. Poi, mio marito è un primo dan di kendo e, insomma, volente o nolente queste conoscenze sono entrate nel  personalissimo film che le mia testa ha creato, mentre scrivevo.

Esempio di Taiji di gruppo
Sam 6: Citi il “Libro di Enoch”, niente meno. 
Io ho notato una ricerca di sottofondo notevole. In pratica, hai chiamato quelli che erano I Vigilanti, gli Inferenti. Angeli “cazzuti” e vendicativi, non i soliti “buoni e smielosi” che, invero, non hanno riscontro con i testi, sacri o apocrifi che siano. 
Siamo alle solite, ammorbidiscono i vampiri, figuriamoci se qualcuno aveva il coraggio di parlare di Angeli stupratori come sono scritti in Enoch. Io ho molto apprezzato, sempre per la questione della coerenza e veridicità dei testi antichi. Complimenti anche a Mamma Editori. 
E ora la domanda: alla fine, come mai hai scelto proprio un testo apocrifo? Credi che la verità ci venga taciuta perché troppo cruda? Cioè, è meglio parlare solo di “angeli buoni” e “demoni malvagi” quando invece erano tutti angeli e non erano tanto buoni? (Domandina scomoda, lo so.)

Giusy: Già il Vecchio Testamento è cattivissimo, figuriamoci i testi apocrifi. 
Poi, in realtà, il Libro di Enoch è apocrifo per noi, mentre è parte integrante della dottrina copta. Ma non vorrei addentrarmi in discussioni su una materia sterminata, di cui ho una conoscenza solo superficiale. 
Posso dirti che la storia degli Angeli Vigilanti, che videro le figlie degli uomini e le trovarono belle, causando tutti i biblici disastri, diluvio compreso, mi ha innescato il processo creativo
Da lì ho iniziato a costruire il piccolo universo su cui si regge Apocalypse kebab. 
Quanto alla labilità del confine tra bene e male, credo sia uno dei temi che mi ossessionano. Ma basta guardarsi intorno per trovare che la verità spesso non ci viene neppure nascosta. I fatti, con le loro conseguenze aberranti, sono lì, solo che spesso è impossibile provarli. E a noi che osserviamo non resta che girare la testa dall'altra parte o schiumare di rabbia impotente. 

Libro di Enoch
Sam 7: Affronti il tema dell’Apocalisse. Siamo nel 2012. Credi alla Profezia Maya nella versione della catastrofe o del cambiamento?

Giusy: In realtà no. Anche se mi piacerebbe tanto finire con un gigantesco botto, credo che l'umanità continuerà il suo arrancare ancora per un po'. Ci alzeremo il 22 dicembre 2012 e sarà la solita pappa deprimente del giorno prima.

...
Sam 8: Visto che io la bussola nel cervello di Alexandra non ce l’ho, hai un buon consiglio da darmi/darci in caso di arrivo di “Esterni”?
Giusy: Correre. Un buon allenamento aerobico tornerebbe molto utile, perché l'unica difesa sarebbe la fuga.

Sam 9: Una domanda su Praga è d’obbligo. La descrivi come se ci fossi stata. E’ così?
Giusy: Sì, ma solo per una settimana. Come per ogni altro scenario dei miei lavori, ho usato il principio del “trentatré”: 33% è esperienza diretta, un altro 33 è frutto di ricerche e documentazione e il resto è parto della mia mente malata.

Praga
Sam 10: Ultima. Stai lavorando a qualcos’altro? Guarda che se non mi tieni informata, ricomincio con i nudi dei politici. Avvisata!
Giusy: Nooooooo, basta politici nudi!!!!!!!!! Mi arrendo, scrivo quello che vuoi. Ma Gasparri in guepiere è davvero troppo.

Bene, se siete arrivati fin qui e vi siete divertiti non potete perdervi “Apocalypse Kebab”…
Oh! Caspita! Giusy, ho un’ultima domanda 
Sam 11: Il kebab ti piace con il pane arabo o la yufka, che sembra la nostra piadina in pratica?
Giusy: Nella puccia, versione jonico salentina. 

Comunque si mangi il Kebab è sempre buono!
Dicevo, Giusy ha scritto un romanzo molto particolare. 
Molto originale, un po’ cinico forse. Crudo, alle volte. Ma vero, autentico! Non ha guardato in faccia a nessuno, come la sua Alexandra. 
C’è una storia d’amore reale, senza tutti quei pizzi e merletti che saranno anche “carini” ma sanno di finto. Alexandra è una guerriera, una sopravvissuta. Una giovane donna con un trascorso burrascoso e per questo estrema. La storia è ben costruita. Ci sono parti un po’ frettolose, forse, ma meglio dell’annacquato.
Per chiudere, la questione delle parolacce. 
La mia opinione: una parolaccia scritta su carta vale circa dieci volte di una detta a voce. E questo perché? Mi sembra ovvio, ma lo dico lo stesso. Perché la recepiamo in modo diverso. Nel romanzo di Giusy, come vi accennavo, ce ne sono. E non sono poche. Forse alcune potevano essere omesse, è vero. 
Ma ribadisco: l’autrice non è scesa a compromessi!

E poi, ve li immaginate Vincent Vega (John Travolta) e  Jules Winnfield  (Samuel L. Jackson) in Pulp Fiction senza parolacce? Io ho i brividi al solo pensiero.
Questo è tutto.
Ve lo consiglio.

Grazie ancora Giusy che si è prestata alla intervistazza … ci sei ancora? Giusy?

Giusy: Ci sono, e ti ringrazio tantissimo!
Sam: Fiuuu! Meno male, mi parla ancora. :D

Un abbraccio a tutti, sperando che la mia intervistazza vi sia piaciuta.
Alla prossima!

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...