17 ottobre 2012

[intervistazza] La signora che vedeva i morti di M. Bertoli

Segnalazione + Intervistazza micro
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La signora che vedeva i morti è un giallo/storico, ma anche un' ucronia con una punta esoterica di Marco Bertoli edito da Felici Editore. QUI! il link diretto al libro.

Trama: In un XVII secolo molto simile a quello vero, tra Pisa e la Lunigiana, Debrena Mori, primo siniscalco dell’ufficio indagini speciali dei reali moschettieri durante il regno di Ugolino V della Gherardesca, svolge con perizia e freddezza la propria funzione. 
Un tempo, però, era stata solo una giovane donna del popolo, cieca ma capace di vedere le anime dei defunti. Manfredi Gambacorti, colonnello dei reali moschettieri e Franco Gentilini, mago giudiziario, entrambi funzionari investigativi, indagano su una serie di indecifrabili suicidi e su un omicidio altrettanto misterioso... un giallo in costume dove la Storia si narra con rigore.

Breve biografia dell'autoreMarco Bertoli è nato a Brescia nel 1956 da genitori lunigianesi. Dopo aver vissuto vent’anni a Cesena, si è trasferito a Pisa dove si è laureato in Scienze Geologiche. Lavora come tecnico di laboratorio al Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa. Saggi di storia militare e gialli storici costituiscono le sue letture preferite.

Le 3 domande:


1-Nel tuo romanzo trasporti in una Pisa alternativa. E' molto simile, ma è più un'ucronia sussurrata. Eppure, storicamente è molto curato. La scelta ha dunque una motivazione particolare?
La storia è ambientata in un 1600 alternativo in cui Pisa ha vinto la battaglia della Meloria grazie al contributo fondamentale del Conte Ugolino della Gherardesca.
Costui, sulle ali del successo, pochi mesi dopo è divenuto signore della città, fondando il Reame Pisano, su cui regna la sua discendenza, che all’epoca della vicenda si estende per gran parte della Toscana. Firenze è una piccola città ancora indipendente solo perché ai papi fa comodo una spina nel fianco del loro potente vicino.
Altro punto di divergenza consiste nella magia che, in questa dimensione alternativa da me immaginata, esiste ed è utilizzata per gli scopi più svariati, anche quelli investigativi. Si tratta, però, di una magia per così dire scientifica, soggetta cioè a leggi e algoritmi ben precisi, i cui fondamenti sono stati scoperti e illustrati da Galileo Galilei.

Perché dunque quest’omaggio alla città in cui vivo da quasi quarant’anni?
Sono nato nella città che si fregia del titolo di “Leonessa d’Italia”, disceso da parte dei genitori dai Marchesi Malaspina, signori della Lunigiana e di una razza fiera e combattiva i cui avi hanno dato filo da torcere alle legioni di Roma, ho vissuto anni a Cesena, in una terra calda e sanguigna e poi sono arrivato a Pisa, trovando un ambiente caliginoso, privo di slancio, come spaventato dalle difficoltà del vivere.
Gli stessi pisani ammettono a denti stretti che la sconfitta della Meloria non ha distrutto tanto la potenza di Pisa quanto piuttosto ha infranto il loro slancio verso il futuro, la consapevolezza delle proprie qualità, in poche parole la voglia di fare. Per fortuna in questi ultimi tempi la situazione sta cambiando.
La mia ucronia nasce, quindi, dall’amore che nutro per una città dalle enormi potenzialità e capacità la cui storia ha subito un inciampo che, forse, è costato caro non soltanto a lei ma all’intera Italia.

2-Debrena, la protagonista, ha 13 anni e vede i morti dopo la cecità, però solo quelli di morte violenta. Un po' come se vedesse gli spiriti inquieti con il "terzo occhio" acquisito proprio per la perdita della vista. Ti sei documentato per questo aspetto del tuo romanzo o sei andato d'istinto? 
La risposta è sintetica. Debrena è diventata cieca perché colpita da un fulmine durante la sua infanzia. Al momento della sua pubertà esplode il suo “potere” e questo fatto le cambierà la vita.
Sono sempre stato affascinato dalle storie di fantasmi, sia lette sia al cinema sia alle serie televisive che ne trattano, tipo “Gost whisperer”: dal loro distillato è uscita l’idea base del romanzo, una ragazza cieca che riesce a vedere le anime degli assassinati.

3-Il colonnello dei reali moschettieri e il mago giudiziario sono una coppia di investigatori davvero fuori dal comune. Come nascono?
Chi non ama D’Artagnan, ti potrei rispondere di primo acchito?
Se ho scelto di ambientare la storia nel 1600 è stato proprio perché potevo impiegare come investigatore un moschettiere!
In realtà, la coppia di detective in azione è un artificio letterario usato sin dagli inizi della letteratura investigativa, ometto di citare ben più illustri predecessori, poiché permette di svolgere l’indagine con un continuo scambio di vedute e confronto d’ipotesi che rendono la storia più avvincente e scorrevole delle elucubrazioni mentali del singolo poliziotto e, a mio avviso, il lettore si sente più coinvolto nella trama.
Il compagno del protagonista è un mago giudiziario, una figura che incarna a un tempo le funzioni del medico legale e del poliziotto della squadra scientifica, che utilizza appositi incantesimi al posto di reagenti e strumentazioni.
Aggiungo, per finire, che il colonnello Gambacorti e il mago Gentilini non rappresentano l’uno il braccio e l’altro la mente della coppia, perché entrambi si scambiano di continuo i ruoli secondo le circostanze in cui si trovano… ops, li ho ficcati.

Grazie Marco!
In bocca al lupo.

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