12 ottobre 2012

[libro-film] Non lasciarmi di Kazuo Ishiguro

Recensione
EINAUDI
"Non lasciarmi" (Never let me go) è una distopia di Kazuo Ishiguro del 2005. L'autore, giapponese trapiantato in Inghilterra dall'età di sei anni, ha creato una visione alternativa della società odierna forse non troppo originale (dopo l'avviso di spoiler vi dirò), ma talmente riflessiva e personale dall'avermi colpita in modo positivo. E' una lettura molto soft, il tenore è tranquillo anche se c'è un'ansia e una tristezza costante per la situazione che vivono i protagonisti. 

INCIPIT
Inghilterra, tardi anni Novanta
Parte prima
Capitolo primo
Mi chiamo Kathy H. Ho trentun anni, e da più di undici sono un'assistente. 
Sembra un periodo piuttosto lungo, lo so, ma a dire il vero loro vogliono che continui per altri otto mesi, fino alla fine di dicembre. A quel punto saranno trascorsi quasi esattamente dodici anni.
Adesso mi rendo conto che il fatto che io sia rimasta per tutto questo tempo non significa necessariamente che loro abbiano grande stima di me.
Ci sono ottime assistenti a cui è stato chiesto di abbandonare dopo appena due o tre anni. E poi me ne viene in mente almeno una che ha operato per oltre quattordici, malgrado fosse un'assoluta nullità.
Quindi non ho nessuna intenzione di darmi delle arie. Ma so per certo che sono soddisfatti del mio lavoro, tanto quanto, nell'insieme, lo sono io. 
I miei donatori hanno sempre reagito meglio del previsto. 
I loro tempi di recupero sono stati alquanto straordinari, e quasi nessuno è stato catalogato come «soggetto problematico», almeno prima della quarta donazione. 
Sì, è vero, forse adesso mi sto davvero dando delle arie. Ma per me significa molto, essere in grado di svolgere bene il mio lavoro, specialmente quando si tratta di mantenere «calmi» i miei donatori. Ho sviluppato una sorta di istinto nei loro confronti. So quando è il momento di essere presente e confortarli, quando lasciarli soli con se stessi; so quando ascoltarli, qualunque cosa abbiano da dire, e quando, con un'alzata di spalle, dirgli che è arrivata l'ora di darci un taglio.

Locandina del FILM del 2010 di Romanek
Attori: Carey Mulligan, Andrew "Spiderman" Garfield
e Keira Knightley.
CONSIGLIATO!
TRAMA: Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio isolato e molto rigido nella campagna inglese. Fanno lezione, giocano, trascorrono il tempo. In apparenza una vita serena anche se si respira un'aria di quieta rassegnazione. Si creano dei legami affettivi e sentimentali.
Il tempo trascorre, vanno a vivere in un cottage sperando che "la data" venga spostata...

Da qui in poi, SPOILER

RIFLESSIONI: Anche se l'argomento non è certo dei più originali, la storia è così gentile e delicata che non è passata via indifferente.
I tre ragazzi sono donatori di organi. O meglio, sono cloni. Vengono fatti crescere per poi donare gli organi ai "legittimi" proprietari.
Per tutto il romanzo loro sanno di essere cloni e che moriranno, eppure Kathy, unica voce del romanzo, dimostra una rassegnazione combattiva verso il suo destino e dei suoi amici invidiabile. Lei spera sempre che la loro condizione possa cambiare.
E ci provano.
Cercano di dimostrare che hanno un'anima, che la loro creatività non può scaturire dal nulla e che si amano (due di loro, ma non preciso così vi lascio la sorpresa), provano dei sentimenti. E anche quando il personaggio Madame, a mio avviso inquietante per quanto cinico, da loro conferma che sì, hanno un'anima anzi, il tempo trascorso al collegio serviva proprio per quello, m'ha colta l'ansia.

Si potrebbe definire un romanzo sentimentale, anche se solo la fantascienza di sottofondo è riuscita a generare l'atmosfera inquieta che trasuda nelle pagine. Se non fossero stati cloni con la data di "smontaggio organi" sarebbe stato un banale intreccio sentimentale, come in migliaia di altri romanzi.
Questo piccolo capolavoro, che ho adorato, è il classico esempio di come la fantascienza posso essere indossata e gestita magistralmente senza che il lettore "occasionale" la veda, ma non possa fare a meno di percepirla.

L'autore tratteggia appena la società quel tanto che basta per far comprendere essere una buona società. Il mondo vive una realtà idilliaca, ma c'è sempre il rovescio della medaglia. Considerati come "incubatori di organi" gli unici a vivere la distopia sono i cloni. Quindi, non abbiamo una distopia totale, come potrebbe essere quella di 1984 di Orwell, ma solo soggettiva dei cloni.

Immagine dal film The Island
Invece, ricorda molto The Island, film di M. Bay con Ewan McGregor e Scarlett Johansson, che ripropone i medesimi temi (cloni gestiti in segreto per gli organi), oppure il ben più datato La fuga di Logan, film del 1976 tratto dal romanzo omonimo di Nolan e Johnson, dove Logan 5 e Jessica 6 sono praticamente Lincoln Six EchoJordan Two Delta di The Island. In entrambi i casi, persone convinte di essere vere e non cloni che vivono un'ucronia a metà strada tra la distopia, che vivono i protagonisti, e la utopia del mondo.
Locandina del film
Evvabe', io ve la butto là ... c'è anche un po' di Zardoz O_O
Se non lo conoscete, non preoccupatevi. Forse l'ho visto io e altri cinque appassionati del genere. Un film  del 1974 con uno Sean Connery in "pannolone rosso stile antica Roma" e stivali alti di pelle nera che ancor oggi campeggia nei miei incubi. Teste di pietra fluttuanti, donzelle con leggeri tulle sempre "disponibili" e una miriade di immagini d'un kitsch che alla fine è divenuto un film culto.
PS: la storia, comunque, era interessante. Se reggete Sean col pannolone, ve lo consiglio.

Sean, perché?
Ma che "zardoz" hai fatto?
Ci sarebbero molte altre opere, ma mi fermo qui.
Dopo Zardoz, nulla reggerebbe il confronto.
Metto un'immagine tratta dal film Non lasciarmi per ricreare l'atmosfera ... tornate pucciosi ^__^
Fatto? Bene, ora le conclusioni.

Dolcissimi. Teneri.
Meravigliosi.
CONCLUSIONI: Non lasciarmi si legge benissimo. Lo stile è intimista permette un'immersione molto coinvolgente. A mio avviso merita. Lo consiglio a chi piace la fantascienza velata, o un romantico con una punta di fantascienza. Consiglio anche il film. E' gentile come il romanzo e la lacrimuccia finale scappa.

3 commenti:

  1. Letto un paio di anni fa.
    Bello, ma mi ha lasciato un po' deluso proprio la totale assenza di ribellione.

    Capisco il crescere in un ambiente controllato, e l'essere completamente indottrinati. Ma se la maggioranza seguirà bovinamente quanto viene abituata a credere, in ogni insieme di persone ci sarà sempre il ribelle, è inevitabile. La persona che non ci sta, che si ribella, che vuole cambiare le cose. E non passivamente.
    Ecco, proprio l'assenza di riferimenti a lotte per i propri diritti, la totale accettazione del loro destino da parte di tutti quanti, mi ha fatto un po' storcere il naso.

    Per il resto, concordo su tutto ^^

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    Risposte
    1. Ti capisco e di dirò anche che ho avuto anch'io una reazione simile. Però, forse, l'accettazione al destino "avverso" in modo supino fa un po' parte dei personaggi del romanzo.
      Del resto, Kathy si fa portare via il ragazzo senza reagire. Anche quando vanno da Madame non hanno una gran reazione.
      Credo sia propria del romanzo. E forse, dell'autore giapponese.
      L'istinto ribelle, credo, sia più nostro :D

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    2. Si, certo, il giapponese è più incline all'accettazione.
      Ma in Murakami si trova comunque la lotta, malgrado l'indole sia quella di accettare ciò che accade.

      Magari accade per via di circostanze straordinarie, magari accade prevalentemente con personaggi femminili (molto più forti di quelli maschili), ma accade.

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