5 novembre 2012

[intervistazza] Pane II - La Piccola Volante

LA PICCOLA VOLANTE
cover per PANE vol. 2
"La piccola volante" prosegue con Pane volume II.
Avevo segnalato l'uscita del primo QUI!

Trama: "Quando uccidere è il solo mestiere del vivere a lungo non basterà per sopravvivere a chi ti odia e ama farlo". I cattivi ragazzi lasciano Rogan, attraversano una foresta irta di pericoli e ombre, quelle dei reietti che vigilano sul confine tra gli Umani e gli Eterni
Che le antiche leggende dicano il vero? 
Che segreto nascondono quelle genti dal viso di pesca e dall'animo sospettoso, governate da un re altrettanto vigile e diffidente? Non perdete il secondo volume di Pane e l'arrivo dei leggendari PanHuy, scoprirete che la morte arriva solo per chi ne ha paura... 

N.B Per il linguaggio e gli eventi descritti è adatto a un pubblico di lettori adulti.

ANTEPRIMA DI LETTURA QUI!

Le 3 domande:

1-Nel primo volume di Pane, c'era l'antefatto ovvero "il disegno dei personaggi che apre le porte al maleficio". In questo secondo volume, entriamo nel vivo del maleficio. E' stata una scelta o una necessità, quella di introdurre i personaggi prima?

Una necessità. PANE altro non è stato che un bel gioco. Non sono innamorato dell'idea dell'immagine di “Scrittore”, ho sempre raccontato per gioco. Mio gioco. Il tentativo (lungi da me la presunzione di affermarlo “riuscito”!) è quello di invertire ruoli e conseguenze. Eventi e personaggi.
Ero un pelino stanco degli “Eventi” burattinai e dei “Personaggi” burattini. Non hai mai avuto l'impressione che fossero gli “Eventi” i veri protagonisti? Che fossero gli “Eventi” a sbilanciare i personaggi sull'uno o sull'altro versante di una storia?
Ecco! Ho semplicemente giocato questo tentativo: invertire le parti.
Non più un personaggio che assecondasse il pendio degli eventi, facendo sfoggio delle proprie abilità, Ma una Storia i cui eventi fossero conseguenze delle scelte dei protagonisti.
Una Storia che raccontasse l'evoluzione o il degrado, di un personaggio e in cui gli eventi ne fossero semplicemente delle conseguenze. Non c'era via di scampo, allora.
Dedicare quasi tutto il volume al gioco dei personaggi è diventato indispensabile. Per me, che avevo bisogno di innamorarmene, per il tentativo del provare a invertire le parti.
Ci son riuscito?
Illustrazione originale per PANE
2-Pane è una trilogia per adulti, non solo per il linguaggio, ma anche per i contenuti. Quindi, niente bimbetti che salvano il mondo in barba al cattivone di turno ... un ritorno al vero fantasy. Non sei sceso ai compromessi della moda, coraggio o voglia di distinguersi?

Oddio! Né l'uno, né l'altro. Il “coraggio” implicherebbe una volontà bellicosa, un atteggiamento di sfida nei confronti di chi legge, chi critica e chi scrive.
Voglia di distinguermi? Ehehe...sarebbe presuntuoso, la presuntuosa prepotenza di infilarsi e sollevarsi a tutti i costi tra coloro che prima di me e ancora meglio di me fanno questo lavoro, lo dello scrittore.
In quel caso avrei puntato più su un erotico pesante o uno splatter molto saturo, magari mi sarei tentato il tutto in uno facendo copulare vampiri profumati, licantropi consapevoli e consapevolmente depilati, zombie attraenti e addirittura profumati, in quattro volumi da mille pagine l'uno: Una patetica saga soapoperante per ipoglicemici carenti d'affetti e di carni calde!
Questo sarebbe stato mirare al successo facile, che distinguersi oggi non conviene (eheheheh!)! Ma ho un difetto. Sono molto più egoista di questo!
Non fa nulla se non verrò mai elencato tra gli “autori”. Io dopo tutto sono un illustratore, ed è giusto che continui a fare quello. PANE è stato semplicemente un gioco intimo, nato e giocato in un angolo troppo lontano dal feudo editoriale. C'è chi si accende la pleistescion, chi l'icsbocs, chi si guarda un film...io se la pioggia era troppo forte per farmi una corsa in montagna con il cane, giocavo a...PANE.

È solo la voglia di giocare una storia, affezionarsi ai personaggi, portarli avanti fino a che le opzioni si consumano, le diramazioni svaniscono e ci si ritrova di fronte all'inevitabile fine. E in quel gioco non avevo bisogno di “A tutti i costi buoni” e “A tutti i costi cattivi”.
Non avevo bisogno di un fantasy buonista, di elfi biondi, orchi fetidi o saghe infinite di mezzelfe a cavalcioni di draghi. Cercavo Uomini. Cercavo Donne. Cani e uccelli, alberi e pietra. Niente di più.
Questo ha ancorato forse PANE ad un livello più “basso” del vero fantasy, lo ha intriso maggiormente di suggestione più che di vera magia, per buona parte della storia. Ed ecco la risposta: per quale motivo avrei dovuto disegnare un buono e un cattivo? Come avrei potuto dividere un mondo fatto di uomini in bene e male? Un mondo sbagliato, tutto sbagliato degli sbagli degli uomini.

Non ho creduto plausibile che un uomo perfettamente giusto riuscisse a sopravvivere e trovar le sue soluzioni in un mondo sbagliato. Non credo nell'esistenza di un Uomo perfettamente giusto. E non è una lamentela. Questo, attenzione, non è rinnegare il giusto. Questo non mi ha impedito di cercare e trovare uno spiraglio gradevole, alla fine della leggenda e comunque sconsiglio ancora vivamente la lettura da parte di soggetti troppo giovani.
In un mondo in cui il bene e il male si mischiano, non c'è alcuna linea di separazione tra le due entità, riteniamo che sia troppo alto il rischio che una scelta, un gesto abominevole, disgraziato, sbagliato, inammissibile sia frainteso da un lettore giovane quale giusto, ammissibile, possibile, plausibile solo perché non esiste un termine di paragone che ne annulli l'accezione, solo perché quel gesto è compiuto dal protagonista. Per i piccoli, i libri, potrebbero mai mentire?

Cover per PANE vol. 1
3-Arrivano i PanHuy, cui sarà dedicato suppongo anche tutti il terzo e ultimo capitolo della saga. Un anticipazione piccola su come li hai creati e perché senza troppi spoiler, si può avere?

Si, il terzo capitolo, La leggenda degli uomini di legno e di sangue, è dedicato interamente ai Re Folli, i PanHuy. Il come e il perché in questo caso hanno una risposta identica. Ho detto che, tirate le somme, PANE altro non è che una storia di Uomini, umano mortal genere.
PanHuy è solo un nome, del cui suono mi sono innamorato e mi risultava foneticamente perfetto per la tessitura di alcune delucidazioni al fine stesso di spiegarne la natura. Sono nati in un mondo sbagliato, e vivere in un mondo sbagliato finisce per esaurire, consumare ogni voglia di cercare soluzioni.
Quelle soluzioni che tra la “gente per bene” sono le sole plausibili, che non creano malumori, non fanno chiasso, non ti mettono in evidenza e ti permettono di mascherarti ancora per un giorno da “gente per bene” nonostante niente infine sia stato risolto, ma solo messo a tacere.

PanHuy è il maleficio che oltrepassa l'esigenza di un'etichetta riconosciuta “civile”. È perdere affezione per quel mondo e cominciare ad odiarlo, sinceramente, senza vergogna, spietatamente, cominciare ad amare il proprio odio per quel mondo. Oltrepassare senza ogni restrizione, vincolo, pudore un limite dopo l'altro fino
all'unico scopo egoistico e folle del nutrire il proprio amore per quell'odio.
Chi può dire di non aver mai desiderato di fregarsene delle conseguenze?
Cancellare, distruggere, uccidere tutte le colpe degli altri che non possiamo più sopportare sopra la nostra pelle! Per un attimo è un pensiero che ci fa sorridere, ma ce lo laviamo via di dosso (giustamente!) perché il pensiero appena successivo cade su quanto saremmo costretti a sacrificare per l'amore del nostro odio.

I PanHuy sono nati perché non ne potevano sopportare più.
Come sono nati? Non potendone sopportare più.
Ora ti rifaccio la domanda: Per i piccini, i libri, potrebbero mai mentire?
Ti svelo che neanche ho il cuore sereno all'immaginarlo in mano di alcune menti adulte, eppur già malate di loro. Perché è una Storia, non sempre le storie raccontano ciò che è giusto fare, non hanno sempre quel compito. Delle volte raccontano qualcosa di sbagliato e occorre saper scegliere obbiettivamente ciò che passa il confine, metterlo da parte per salvare il solo concetto, l'idea o il fine, ma cercando altre strategie.
Le Storie possono suggerire riflessioni, ma non danno mai strategie attuabili: Sono Storie.

Grazie Emiliano!
In bocca al lupo.

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