9 maggio 2013

[libro] Vernice fresca di Antonio Grassi

Segnalazione/Intervista
DORNETTI ED.
Antonio Grassi esce col suo nuovo romanzo "Vernice Fresca" edito da Libreria Dornetti Editore, un thriller sullo sfondo di una guerra biologica.

Giornalista e scrittore cremasco, è laureato in Scienze biologiche. Prima di dedicarsi al giornalismo a tempo pieno (quotidiano "La provincia" di Cremona), ha lavorato per una multinazionale farmaceutica. 
Vernice fresca è il quarto romanzo, dopo "Macramé", "L'erba del diavolo" e "Il cuore batte ancora". Ha scritto anche due pamphlet "Terre di frontiere: Golflandia" e altre storie su questioni ambientali nel Cremasco e "Forte Apache" sull'inceneritore di Cremona.

L'autore, Antonio Grassi
Di solito, non tratto sul blog thriller per non uscire dal settore fantasy-fantascienza, anche se li leggo. In questo caso, però, ho fatto un'eccezione perché Grassi espone un argomento interessante e molto attuale: il BIOPREPARAT. Altro argomento degno di nota è: l'INGEGNERIA GENETICA, cloni e replicanti.

Non male, eh?
Allora, espongo il Prologo e l'Incipit in versione estesa per mostrarvi lo stile di Grassi, a mio avviso molto curato e particolare. Poi, riporto la trama di quarta e a seguire le 3 domande all'autore, che ha accettato l'intervista. 
Enjoy!

PROLOGO
Dall’inizio degli anni Settanta fino ai primi anni Novanta l’Unione Sovietica ha finanziato Biopreparat, il più massiccio e segreto progetto al mondo finalizzato alla guerra biologica.
Al programma Biopreparat hanno lavorato migliaia di persone nella ricerca, sviluppo e produzione di agenti patogeni responsabili di vaiolo, peste, encefalomielite equina venezuelana, encefalite giapponese, morva, brucellosi, febbre emorragica argentina, febbre emorragica boliviana, febbre gialla, febbre di Lassa. Tra gli scopi di Biopreparat la realizzazione di ceppi di Antrace, Marburg, Ebola antibioticoresistenti e inibitori del sistema immunitario.
Nel Kazakistan si trovavano alcuni dei presìdi più avanzati del programma Biopreparat, tra questi l’Istituto scientifico sperimentale di Stepnogorsk e il laboratorio dell’isola di Vozrozhdeniye nel Mare d’Aral, al confine con l’Uzbekistan.
I segreti del progetto Biopreparat sono stati svelati da alcuni transfughi fuggiti in Occidente dopo la dissoluzione dell’impero sovietico. Il più noto fra loro è Kanatzhan Alibekov, vicepresidente di Biopreparat, arrivato negli Stati Uniti nel 1992, diventato Ken Alibek e poi consulente per la biodifesa del governo americano.
Secondo una fonte autorevole, citata da Alibek in un’intervista nel 2005, almeno diecimila scienziati erano in grado di realizzare armi batteriologiche e un milione di individui capaci di costruire una bomba biologica.


INCIPIT
Capitolo 1
Giovedì 22 novembre, sera

Duilio Cattaneo aveva cenato in fretta, indossato trench e cappello, accarezzato Olga sulla nuca e ottenuto indifferenza. Aveva tentato di avvicinarle la testa alla spalla, ma lei si era ritratta. Era uscito. Sul pianerottolo aveva atteso alcuni secondi. Era sceso dalle scale, l’umore incarognito dal clima autunnale.
Poche linee di febbre, gola arrossata, raffreddore, malesseri non avevano mai impedito a Olga di accompagnarlo a un appuntamento culturale, mondano, culinario o di altro tipo.
Si era mosso con mezz’ora d’anticipo, preoccupato di restare in piedi in una sala con un’ottantina di posti a sedere. Pochi, per un professore di chiara fama in una città che trasformava in evento qualsiasi manifestazione con un forestiero, anche sconosciuto o scartina.
La biblioteca distava dai dieci ai quindici minuti di passo svelto, dipendeva dal percorso. Aveva camminato rasente i muri di vie secondarie del centro storico. Strette, poco illuminate, deserte, s’incuneavano tra costruzioni antiche, alcune bisognose di restauro. Aveva inciampato in una buca, imprecato per i cubetti di porfido mancanti, maledetto la pioggia e la pavimentazione scivolosa, criticato l’amministrazione comunale per l’incuria. Si era pentito d’avere rinunciato all’ombrello.
In prossimità di un edificio, definito dai depliant della Pro loco una delle più significative costruzioni del XIV secolo della provincia, una goccia d’acqua era caduta sugli occhiali. Si era fermato. Aveva brontolato e asciugato le lenti con il fazzoletto.

(...) La biblioteca stava in una costruzione prestigiosa, già sede dell’ospedale degli esposti e mendicanti, del ginnasio, del Partito nazionale fascista e degli uffici giudiziari.
Le luci del porticato erano accese. In una bacheca manifesti e volantini delle iniziative in programma.
Due incontri con autori locali, un reading di poesia, un dibattito sulle fortificazioni del borgo, un seminario sull’immigrazione dell’associazione Aree di confine, coordinatrice Claudia Bruni. Tre appuntamenti con Le memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar, successo clamoroso, merito di Carlo Rivolta, lettore-interprete.
(...) Il salone della conferenza era deserto, le sedie vuote. Erano le 20,50 di giovedì 22 novembre 2007.
«Non si meravigli, dottor Cattaneo. È un’abitudine di questa città aspettare l’ultimo minuto, dovrebbe conoscerla. Il professore è già qui. È nel mio studio».
Dal fondo della sala la dottoressa Franca Mozzini si era diretta verso di lui, la mano tesa.

(...) La dottoressa Mozzini era ricomparsa insieme al professore. Una cinquantina d’anni, capelli lunghi, radi, barba sale pepe, corta, il luminare indossava pantaloni di velluto marrone, dolce vita dello stesso colore e giacca di lana verde scuro. Aveva testato il funzionamento del computer portatile e proiettato sullo schermo, dietro il tavolo dei relatori, alcune immagini. In sala, i primi spettatori.
(...) Il lungo applauso dei presenti aveva gratificato il dispensatore di felicità che, tronfio, si era preparato a rispondere alle domande dei curiosi. La dottoressa Mozzini aveva palesato una forte emozione e molta difficoltà a disciplinare l’onda degli interventi.
Cabreni, a suo agio, aveva distribuito consigli e indicazioni, attento a definire interessanti anche le richieste sciocche, compiaciuto per i complimenti.
Poi l’imprevisto.
La donna con il blazer blu si era alzata, aveva chiesto la parola e rifiutato il microfono...

Maschere Protezione NBC (Nucleare, Biologica, Chimica)
TRAMA (dalla quarta): 
Un fantasma aleggia sulla Terra: lo spettro della contaminazione biologica. 
La responsabilità della scienza è chiamata in causa nel quarto romanzo di Antonio Grassi che propone con Vernice fresca nuovi inquietanti scenari per il nostro futuro. Se infatti la scienza promette di regalarci utili e strepitose scoperte, è dai potenti della politica e dell'economia che deriva la scelta di una ricerca indirizzata al benessere di tutti, oppure alla catastrofe. 
Nel libro di Grassi la scienza in questione è la biotecnologia, promossa dall'immaginaria LgB (Life is good Bioresearch), "Moloch padano" di proprietà dei fratelli Tito, Lucio ed Elsa Zanica. 
A scatenare una sequela di eventi drammatici è la notizia di un presunto incidente di laboratorio occorso alla LgB con conseguente dispersione nell'aria di un virus altamente patogeno. La notizia viene diffusa dal gruppo ambientalista Gst (Gruppo salvaguardia territorio) e dal periodico La Tribuna, quotidiano del borgo a cinquanta chilometri da Milano, fotocopia di Crema, dove risiede il protagonista Duilio Cattaneo, uomo delle operazioni più delicate della LgB. 
L'intreccio della vicenda, ambientata nell'oggi, presto si rivela più intricato di un dedalo e più pericoloso del salto da un aereo senza paracadute; la trama si dipana grazie all'intervento di attori le cui vite si scontrano e si minacciano vicendevolmente.
Biopreparat
DOMANDE:
1-Ciao Antonio e benvenuto. Nel prologo esponi alcune note sul Progetto Biopreparat, argomento che ricordo non essere inventato. Il rischio di una guerra biologica è sempre palpabile e tu lo affronti in pieno nel tuo romanzo. Quello che racconti potrebbe accadere davvero?
Risp: Infatti, Biopreparat non è inventato. Purtroppo è stato una realtà venuta alla luce nei primissimi anni Novanta quando il vicedirettore del progetto è fuggito negli Stati Uniti e ha descritto in modo dettagliato quello che significava.
Se qualcuno vuole approfondire può leggere Biohazard il libro scritto dallo stesso Alibek. Se si vuole approfondire ci sono anche le trascrizioni che lo stesso Alibek ha rilasciato alle commissioni del parlamento degli Stati Uniti.
Quindi quello che è scritto nel prologo di Vernice fresca è tutto vero. Biopreparat dovrebbe essere stato smantellato, ma in un saggio di novecento pagine uscito meno di un anno negli Stati Uniti, pubblicato da Harvard University, frutto di un lavoro durato quindici anni, si mette in dubbio che tutti quei laboratori siano stati dismessi. Anche questo volume è reperibile on line: The soviet biological weapons program a history. E se non sono stati dismessi, cosa producono?
Mi chiedi se quello che racconto nel romanzo potrebbe accadere davvero. Spero di no, ma non è da escludere. Per convincersi che il pericolo esiste è sufficiente ricercare la bibliografia sull’argomento e leggerla. Quello che si scopre supera la fantasia, ma quasi nessuno ne parla. Perché? Mi chiedo come mai in pochi si preoccupano dei bidoni di antrace, prodotti dai laboratori di Biopreparat, e sepolti nel mare-lago d’Aral? Perché qualcuno non ci illustra la situazione dell’isola di Vozrozhdeniye?
Per carità, nessun allarmismo, basterebbe una maggiore informazione.

2-L'ingegneria genetica è a un livello "ufficioso" molto diverso da quello "ufficiale". La clonazione umana sembra già possibile e in futuro potremmo davvero avere dei Replicanti come in Blade Runner. Tu cosa ne pensi?
Risp: Penso che se sono stati clonati pecora e toro, tecnicamente non sia un problema clonare un uomo.
In Vernice fresca il protagonista dice che i replicanti esistono già e potrebbe avere ragione. Il problema allora è etico non tecnico.
E poi perché non clonare? si chiede un personaggio di Vernice fresca.
Se l’uomo è il cervello, se si clonano individui acefali, quindi non uomini, si avrebbe un supermarket di organi da trapiantare. L’ingegneria genetica non è né buona né cattiva. E’ l’uso che se ne fa che la rende buona o cattiva. Purtroppo il dibattito sul suo utilizzo è ristretto, o comunque con scarso coinvolgimento della gente. La scienza non si può fermare, ma il suo utilizzo può essere  indirizzato.
Ora io credo che una maggiore conoscenza della scienza al di fuori degli addetti ai lavori possa essere utile per un suo migliore impiego, in quanto più conoscenza a livello generale significa più controllo. Che l’ingegneria genetica non sia acqua fresca e possa sfociare in derive pericolose lo hanno capito gli stessi scienziati che nel 1974 si sono riuniti a Pacific Grove in California, riunione passata alla storia come la conferenza di Asilomar, per mettere dei paletti alle ricerche nel settore. Potrei continuare…
Comunque anche qui consiglio (mi scuso se sono pedante) una lettura: Ingegneria genetica  di Mae-Wan Ho.

3-Perché il titolo "Vernice fresca"? 
Risp: E’ il soprannome di Duilio Cattaneo, il protagonista del romanzo, e racchiude anche un giudizio sul suo comportamento. La genesi di tale appellativo la lascio scoprire ai lettori… 
Se mi è concesso, prima di chiudere vorrei ringraziarti per avere dato spazio a Vernice fresca e farti i complimenti per la sensibilità dimostrata nel cogliere un problema, secondo me, troppo trascurato e sottovalutato.

Grazie mille a te, Antonio.
Vernice fresca è un romanzo che tocca tematiche importanti, oltre che un thriller avvincente.
Grazie per la tua disponibilità e in bocca al lupo!

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