26 giugno 2013

[libro] I racconti di Behcet di Protopapas

[libro] I racconti di Behcet di Protopapas

Intervista/segnalazione

I Racconti di Behcet è un'antologia horror che comprende 7 racconti scritti da Michele Protopapas edita da Antipodes. QUI il sito.

Prima di lasciarvi agli incipit dei racconti e alle domande che Michele ha gentilmente risposto, riporto dalla prefazione cos'è il "Behcet": 
La sindrome di Behcet è una patologia rara di origine autoimmune, multifattoriale, che provoca stanchezza cronica, febbri ricorrenti, spossatezza, afte, artriti e nei casi più gravi può portare gravi conseguenze a livello di ogni organo ed apparato tra cui cecità, sindromi neurologiche o gravi quadri di dolore cronico per interessamento muscolo-scheletrico. Il suo esordio avviene prevalentemente nell’età che va tra i 20 ed i 30 anni ed è ovviamente una malattia cronica.

SIMBA Onlus cerca di sensibilizzare l'attenzione verso questa malattia. Il titolo dell'antologia vuole portare il lettore a conoscenza di questa realtà difficile.
Realtà che vive lo stesso autore, ma sarà lui stesso a parlarcene.

Pronti? Si parte ...
Ecco gli INCIPIT

I MENDICANTI DI BRESLAVIA 
Sylvie Chambray uscì di corsa dall’ufficio in cui lavorava. 
Nonostante avesse da poco compiuto i trent’anni, era già la responsabile delle pubbliche relazioni della sede polacca di  Breslavia per la “Visage”, una grande multinazionale di cosmetici. Sperava un giorno di entrare a far parte del consiglio di amministrazione della sede centrale, a Parigi, ma intanto doveva dimostrare di saper prendere decisioni importanti e far aumentare, col suo lavoro, gli utili di quella piccola sede distaccata. 
Era sempre stata una ribelle e per seguire il sogno di questa carriera, Sylvie non si era preoccupata di dover lasciare la propria famiglia, né la propria nazione, e neanche di
dovere imparare in poco tempo, con difficili corsi serali, una lingua talmente difficile come il polacco.


IL TEMPO DEL RACCOLTO 
Stan aveva sempre detto che non ci avrebbe creduto neanche se lo avesse visto. Era sempre stato scettico su tutto, di quel tipo di scetticismo che contraddistingue i ragazzi in salute ben inseriti nel loro ambiente.
Il giovane aveva fiducia nel progresso e nella scienza e anche se non aveva idea di come i suoi elettrodomestici funzionassero, si limitava a pigiare i bottoni giusti ottenendo tutto ciò di cui aveva bisogno. Non aveva alcuna necessità di un Dio che spiegasse il senso della vita, di nessun ideale per cui combattere, di nessun mago che predicesse il domani (che con tutta probabilità sarebbe stato identico all’oggi) e, di certo, non poteva credere alla profezia di un popolo vissuto migliaia di anni fa tra Messico e Guatemala. 
Se i Maya erano tanto evoluti da predire la fine del mondo – soleva ripetere a tutti quelli che gli parlavano della loro profezia – com’era possibile che si fossero fatti massacrare da un centinaio di spagnoli armati di archibugi dalla gittata di una fionda?

IL PULITORE
Anche quella sera James aveva fatto il suo dovere. Le sue mani erano ancora intrise di sangue ed emanavano un acre odore di sudore e d’immondizia; tuttavia, non aveva tempo da perdere.
Doveva scappare lontano da quel vicolo buio, lontano dalla prostituta che giaceva per terra, ma non prima di averle chiuso gli occhi, incrociato le braccia e recitato una preghiera.

LE CRONACHE DI PICKAWAY 
Gli anziani raccontano che qualcosa di simile è accaduto anche ai loro tempi, e tanto forte è la credenza in quei racconti che per superstizione le donne più attempate di Pickaway si ostinano ancor’oggi a non indossare gioielli. Col tempo e con le generazioni le loro storie sono dapprima state declassate a leggende e poi dimenticate; la moda è stata più forte dei riti scaramantici e quasi nessuno oggi ricorda più la ragione per cui gli anziani ancora ammoniscano le giovani a non utilizzare monili con perle e gemme. I fatti che ho vissuto, invece, sono iniziati circa ventidue anni fa. 
All’epoca frequentavo la scuola elementare, la terza classe. Ricordo bene quel giorno nonostante anni di psicofarmaci e colloqui psichiatrici atti a farmi credere che ciò di cui fui testimone non fosse mai accaduto e che si era trattato solo dell’immaginazione di un bimbo influenzato dalla credenza popolare.

L’APPUNTAMENTO 
Luca Montes sapeva di essere in ritardo mentre di corsa scendeva le scale che lo avrebbero condotto nella camera mortuaria dell’ospedale di Bologna, ma in un gesto masochista guardò per l’ennesima volta l’orologio che segnava le 8.15. Non era così tardi, dopotutto, ma gli sarebbe dispiaciuto lasciare sola la sorella in quell’occasione, così accelerò nuovamente il passo.

LA GENERATRICE DI MOSTRI 
Diario del dott. Friedrich Silbermann
8 Gennaio 1926
Oggi ho aperto il baule che mi ha lasciato il nonno. Spiccava, sopra a tutto il resto delle cose, una lettera all’interno di una busta bianca, che non era sigillata; l’indirizzo del destinatario era tagliato (anche se si riusciva a leggere che la lettera era originariamente destinata in Siberia), e sotto c’era scritto, con un inchiostro diverso: “A mio nipote Friedrich”. Ho trovato questa lettera particolarmente interessante e la ricopio fedelmente.

Al dott. Michail Sokolov
Sia che vengano generati dalla mente, o che siano riconosciuti in un individuo, i mostri sono comunque sempre dentro l’uomo e mai fuori di esso. Zanne, artigli, canini e pungiglioni velenosi risiedono nella memoria degli uomini, quella vissuta o quella ancestrale conservata nel patrimonio genetico. Anche se, nel suo piccolo, l’individuo considera un mostro ciò che è dissimile da se stesso, il mostro è una parte di sé; una parte che l’individuo rinnega e tiene nascosta, che riconosce quasi sempre negli altri e solo di rado in se stesso.

LA STRANA STORIA DI LOUIS CHAPERON
Era finalmente giunto il giorno stabilito. Solo gli addetti ai lavori lo sapevano perché ne erano venuti a conoscenza appena la sera precedente. Quel giorno si sarebbe svolta la parte finale dell’esperimento.
La segretezza sulla data esatta di quell’evento era necessaria per la buona riuscita dello stesso e per evitare manifestazioni di protesta o atti di panico generali da parte di chi pensava fosse possibile causare, tramite l’esperimento, la distruzione dell’intero pianeta. 
La tesi di coloro che si opponevano al test era che, facendo scontrare i protoni a quelle velocità, si potessero creare dei buchi neri capaci di ingoiare l’intera Terra, ma questa ipotesi fu considerata un’assurdità dalla maggior parte della comunità scientifica che lavorava al progetto. Ogni forma di allarmismo, però, solletica le parti più nascoste delle menti umane, e si diffonde come un onda che si propaga anche attraverso quei cervelli totalmente estranei alla comprensione dei presunti motivi di panico, dove anzi si amplifica. 
Anche questa volta non vi era stata eccezione e da quando uno scienziato isolato aveva lanciato l’allarme le fila dei manifestanti contrari all’esperimento si erano ingrossate sempre più. Tale onda di panico però riesce ad eccitare le coscienze per un breve periodo di tempo, in particolare sino a quando un’altra sirena non preannunci una nuova minaccia.

Interessante :)
E ora le domande:

1- I racconti di Behcet non è un'antologia Horror classica. I racconti spaziano dal macabro, all'esoterico fino a "Il tempo del raccolto" che è un fanta-horror. In realtà, c'è molta scienza nei tuoi scritti. Io ho apprezzato molto l'ibridazione e volevo chiederti se era voluta o ti è sorta spontanea per via dei tuoi studi (Michele è laureato in Ingegneria Aerospaziale, per chi non lo sapesse).
La scienza fa parte di me, non solo per i miei studi universitari in Ingegneria, ma soprattutto per le specializzazioni in Filosofia della Matematica e Filosofia della Scienza effettuate in seguito.
Detto ciò, però, i miei racconti hanno un nocciolo horror-fantasy basato su alcuni miei reali incubi, ma nella stesura non sono proprio spontanei e prima di iniziare a scrivere la prima parola del racconto devo averlo “risolto”, come si fa negli esercizi di matematica, ovvero devo aver già ben chiaro, oltre alle ambientazioni horror, cosa altro voglio trasmettere e in che modo, quindi trama, linguaggio e collegamenti con altri testi (spesso amo fare citazioni o collegamenti più o meno evidenti ad altri miei racconti, altri romanzi o testi di canzoni).

2- "La generatrice di mostri" è molto particolare sia per trama che per struttura. Intenso e con dei retroscena per nulla scontati. Ce ne vuoi parlare?
Come detto prima La generatrice di mostri nasce da un incubo in cui vedevo una donna partorire dei mostri. Da ciò ho cercato di generare una trama efficace ed in realtà scrivere questo racconto è stato un vero e proprio “parto” (scusate il gioco di parole!), soprattutto per la ricerca delle informazioni storiche e socio-culturali della Russia nel periodo successivo alla Rivoluzione d’Ottobre.
Il tema fondamentale che ho voluto mettere in luce è la contrapposizione tra Religione e Scienza. Personalmente, forse perché non sono uno scienziato, ma ho fatto studi sulla scienza, ovvero sulla sua storia, le sue fondamenta e la sua metodologia di ricerca, non riesco a capire come si possa credere in una reale contrapposizione, anzi, più studio questo campo più mi rendo conto di come la scienza sia in realtà incompleta e quanto le sua fondamenta siano fragili; figuriamoci quindi come potrebbe dimostrare la non esistenza di Dio!
Parlare dei problemi della scienza ai giorni d’oggi è però un po’ complesso, quindi ho ambientato il mio racconto circa cento anni fa creando una domanda (a cui oggi si potrebbe dare una risposta: il dott. Muller, a cui faccio alcuni riferimenti, è colui che realmente fornirà le basi di una soddisfacente risposta scientifica, ma solo nel 1927, l’anno successivo alla conclusione del racconto) e cercando di far dare ai miei personaggi una risposta, senza che abbiano gli strumenti per poterla dare.
Eviterò di raccontare come risolveranno il problema.
Un altro tema che affronto è l’evoluzionismo. Credo che il darwinismo sia superato e che al contempo il lamarkismo sia stato troppo frettolosamente bollato come obsoleto. A mio avviso molti temi di Lamark (o del miciurinismo) dovrebbero essere ripresi per colmare alcune lacune del darwinismo. In questo racconto ho voluto quindi vendicare Lamark contro Darwin.
Il racconto successivo “La strana storia di Louis Chaperon” riprende alcuni temi de  “La generatrice di mostri”, ma proiettandoli nel futuro per una spiegazione ancora più profonda della mia idea della Natura.

3- Nei "Mendicanti di Breslavia" la protagonista Sylvie ha uno sviluppo molto intenso. Nel leggerlo, mi è sembrato di ritrovarmi in un episodio di Ai confini della realtà (The Twilight Zone) e il finale è davvero sorprendente. Com'è nato un racconto così originale?
Partiamo dal fatto che io adoro The Twilight Zone e il mio sogno sarebbe che qualche mio racconto facesse parte di quella serie (magari di un remake moderno).
Il nocciolo del racconto deriva anch’esso da un incubo: tutti i mendicanti li ho descritti per come li ho immaginati nel mio sogno. Nella trama si fanno però riferimenti alla geometria non euclidea ellittica e al passaggio da un mondo governato da una geometria euclidea ad un mondo maledetto in cui tali leggi non valgono più.
Oltre allo spazio, nel nuovo mondo, anche il tempo è deformato e contemporaneamente è fermo all’esterno, ma accelera all’interno dei personaggi. Ovviamente, in questo come negli altri racconti, i riferimenti scientifici sono trattati in modo letterario per far sì che chiunque possa trovare il modo di addentrarsi in questi mondi senza perdersi e senza avere bisogno di alcuna conoscenza scientifica di base.
Il finale è realmente atipico, ma penso del tutto consono col mondo maledetto in cui si ritrova la protagonista.


4- Ultima domanda, delicata e personale. Come accennavo all'inizio, la Sindrome di Behcet è parte della tua vita. Anzi, quest'antologia è scaturita proprio come risposta alla malattia. Se vuoi dire qualcosa, ti lascio carta bianca.
Innanzitutto ho scelto citare il Behcet nel titolo perché a mio avviso il maggior problema di questa sindrome, come la maggior parte delle sindromi autoimmuni o autoinfiammatorie,  è proprio il fatto di essere poco conosciuta, non solo dai pazienti, ma anche dai medici di base. Molte persone ne soffrono senza sapere qual è la causa dei loro malesseri  e spesso passano troppi anni prima della diagnosi. Ho quindi cercato di dare un piccolo contributo alla diffusione della conoscenza di questa patologia.

Due parole sulla malattia: il Behcet è un’infiammazione dei vasi capillari di alcuni organi. Quasi tutti gli organi in via teorica possono essere interessati, ma ogni paziente sviluppa l’infiammazione in genere solamente in alcuni di essi. La sintomatologia comune a quasi tutti i casi è quella di affaticamento, febbricola, aftosi e manifestazione di infiammazione in diversi organi; la gravità della malattia è determinata da quali organi e da quanto severamente sono attaccati; nei casi più gravi si ritrova coinvolto il sistema nervoso. Per maggiori informazioni rimando all’associazione SIMBA ONLUS che offre un grande aiuto sia nell’informazione che nell’indirizzamento dei pazienti sia nella fase precedente che in quella successiva alla diagnosi, e dalla quale personalmente ho ricevuto un grande aiuto.

Nel mio caso la malattia ha contribuito alla scrittura per due fattori: il primo è che ha rallentato i miei studi e i miei progetti costringendomi a riflettere su argomenti ai quali forse non avrei mai pensato, il secondo è che proprio dagli incubi generati dal malessere sono nati i nuclei delle storie della raccolta.
Dire però che la scrittura sia stata una risposta alla malattia credo sia errato: non è stato un processo né veloce né consapevole, una serie di altre circostanze mi hanno spinto a provare a scrivere, inizialmente senza alcuna ambizione di pubblicazione.
Qualcosa di simile è successo per il mio lavoro: attualmente la mia attività principale è quella dell’insegnamento della Matematica e della Fisica, sia privatamente che presso alcuni istituti privati, mentre continuo a specializzarmi in Filosofia della Matematica, ma più che risposta alla malattia direi che ho avuto la necessità di cambiare i miei progetti. In realtà, però, ammiro enormemente tutti coloro che, a differenza mia, sono riusciti a continuare la loro vita come facevano prima di essere colpiti da questa o da altre sfortune.

Grazie, Michele.
E in bocca al lupo, per tutto.

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