11 luglio 2013

[libro+film] Krabat e il mulino dei dodici corvi

[libro+film] Krabat e il mulino dei dodici corvi


INCIPIT (esteso al primo capitolo)
Il Primo Anno
Il mulino nella palude di Kosel
Avvenne tra Capodanno e il giorno dell'Epifania. Krabat, un ragazzo allora quattordicenne, si era unito a due altri giovani mendicanti sorabi, e sebbene Sua Grazia Serenissima, il principe elettore di Sassonia, avesse vietato – pena gravi ammende – il mendicare e l'andar vagabondi in Codeste Contrade (ma per fortuna i giudici e i funzionari addetti all'uopo non lo prendevano troppo sul serio), si misero a girare come tre Re Magi di villaggio in villaggio nella regione di Hoyerswerda: come corone regali avevano corone di paglia sui berretti; e uno di loro, il piccolo e gaio Lobosch di Maukendorf, faceva il re moro, e ogni mattina si tingeva di nero con la fuliggine. Procedeva fiero davanti agli altri portando la stella di Betlemme che Krabat aveva inchiodato a un bastone.

Quando giungevano a una corte, mettevano Lobosch nel mezzo e cantavano: «Osanna al figlio di Davide!» o meglio: Krabat si limitava a muovere le labbra in silenzio, perché era giusto nel momento in cui si cambia voce. In compenso gli altri due Re Magi cantavano più forte, dimodoché l'equilibrio era ristabilito.
Molti contadini avevano macellato un maiale per Capodanno, e i re dell'Oriente ricevevano ricchi omaggi in salsicce e lardo. Altrove ricevevano mele, noci e prugne secche, talvolta panini al miele e focaccine allo strutto, pasticcini all'anice e stelline alla cannella. 
«L'anno comincia bene!» osservò Lobosch la sera del terzo giorno. «Così dovrebbe continuare fino a San Silvestro!» Le altre due maestà annuirono compassate e sospirarono. «Per quel che ci riguarda… magari!»
Trascorsero le notti seguenti a Petershain, nel fienile della bottega del fabbro; là avvenne che Krabat facesse per la prima volta quello strano sogno.
Undici corvi erano accovacciati su una stanga e lo guardavano. Krabat vide che al termine del lato sinistro c'era un posto libero sulla stanga. 
Poi udì una voce. La voce suonava roca, sembrava venire da lontano, dagli spazi, e lo chiamava per nome. Egli non osava rispondere. 
«Krabat!» risuonò per la seconda volta, e una terza volta: «Krabat!» Quindi la voce disse: «Vieni al mulino di Schwarzkollm, non te ne verrà danno!» Al che i corvi si rizzarono sulla stanga e gracchiarono: «Obbedisci alla voce del maestro, obbediscile!»



In quel momento Krabat si svegliò. «Che cosa mai non si va a sognare!» pensò, si rigirò sull'altro lato e si riaddormentò. L'indomani proseguì con i compagni e, quando gli venivano in mente i corvi, rideva.
Ma il sogno si ripetè la notte seguente. Di nuovo la voce lo chiamò per nome, e di nuovo i corvi gracchiarono: «Obbediscile!» Questo fatto diede da pensare a Krabat. 
La mattina dopo chiese al contadino presso il quale avevano pernottato se conosceva un villaggio che si chiamava Schwarzkollm o qualcosa di simile. Il contadino si rammentò di aver sentito il nome.
«Schwarzkollm…» rifletté. «Ma certo… nella foresta di Hoyerswerda, sulla strada per Leippe: là c'è un villaggio con questo nome.»
La volta dopo i tre Re Magi pernottarono a GrossPartwitz.
Anche lì Krabat fece il sogno dei corvi e della voce che sembrava venire dagli spazi; e tutto si svolse esattamente come la prima e la seconda volta. Allora decise di seguire la voce. 
Alle prime luci dell'alba, quando i compagni dormivano ancora, uscì di soppiatto dal fienile. Sul portone del cortile incontrò la serva che andava al pozzo e le affidò il messaggio: «Salutami gli altri due, io devo partire».


Di villaggio in villaggio Krabat interrogava la gente. Il vento gli soffiava sul viso fiocchi di neve, e ogni due passi lui doveva fermarsi e sfregarsi gli occhi. Nella foresta di Hoyerswerda si smarrì, ci mise due ore buone per ritrovare la strada di Leippe. Fu così che raggiunse la sua meta solo verso sera.
Schwarzkollm era un villaggio simile agli altri della brughiera: case e fienili in fila lungo i due lati della strada, sepolti nella neve; pennacchi di fumo sui tetti, mucchi di letame che esalavano vapori, muggiti di buoi. Nello stagno per le anitre i bambini correvano sui pattini con alte grida.
Krabat cercò invano con gli occhi un mulino. Un vecchio, che portava una fascina di sterpi, risaliva la strada; a lui chiese notizie. «Nel villaggio non abbiamo mulini», fu la risposta.
«E nei dintorni?»
«Se intendi quello…» Il vecchio fece segno con il pollice dietro la spalla. «In fondo alla palude di Kosel, vicino all'Acqua Nera, ce n'è uno. Ma…» S'interruppe, come se avesse già detto troppo.
Krabat lo ringraziò per l'informazione e si avviò nella direzione indicatagli dal vecchio. Dopo pochi passi si sentì tirare per la manica; quando si volse, vide che era l'uomo con la fascina di sterpi.
«Che c'è?» chiese Krabat.
Il vecchio si fece più accosto e disse con aria inquieta: «Vorrei metterti in guardia, ragazzo. Evita la palude di Kosel e il mulino sull'Acqua Nera, è un luogo sinistro…»
Krabat esitò per un attimo, poi lasciò il vecchio e andò per la sua strada.


Uscì dal villaggio. 
La tenebra calò repentina, Krabat dovette fare attenzione a non perdere il sentiero, aveva freddo. Quando volse il capo, vide che laggiù, da dov'era venuto, cominciava ad accendersi qualche luce: una qui, una là.
Non era più saggio tornare indietro?
«Ma via», si disse Krabat rialzandosi il bavero. «Sono forse un bambino? Andare a vedere non costa niente.»
Per un tratto Krabat andò a tastoni nel bosco come un cieco nella nebbia, quindi giunse a una radura. Mentre si accingeva ad avanzare tra gli alberi, le nubi si squarciarono: si affacciò la luna e all'improvviso tutto fu immerso nella sua luce fredda.
In quel momento Krabat vide il mulino.
Stava davanti a lui acquattato nella neve, scuro, minaccioso, come un possente animale che apposti con ira la preda.
«Nessuno mi obbliga ad andarci», pensò Krabat. Poi si rimproverò la sua codardia, si fece animo e uscì dall'ombra del bosco all'aperto. Si diresse impavido verso il mulino, trovò la porta d'ingresso chiusa e bussò.
Bussò una volta, due volte: dentro non si udiva nulla.
Né il latrato di un cane, né lo scricchiolio di una scala, né il clangore di un mazzo di chiavi… nulla.
Krabat bussò una terza volta così forte da farsi male alle nocche.
Nel mulino rimase tutto in silenzio. Allora provò ad abbassare la maniglia; la porta si aprì, non era sprangata, e Krabat avanzò nell'ingresso.


Un silenzio di tomba e un'oscurità profonda lo accolsero.
Tuttavia laggiù, in fondo al corridoio, riluceva qualcosa come un debole chiarore. Null'altro che un fioco barlume.
«Dove c'è luce, ci sarà anche gente», si disse Krabat.
Proseguì, tastando nel vuoto con le braccia tese davanti a sé. Mentre si avvicinava, vide che la luce filtrava da una fessura della porta che separava il corridoio e la parte posteriore.
Fu assalito dalla curiosità e scivolò in punta di piedi fino alla fessura per spiarvi attraverso.
Il suo sguardo colse una stanza nera, rischiarata dal lume di un'unica candela. La candela era rossa. Era incollata su un teschio posato su un tavolo, che occupava la metà della stanza. Dietro il tavolo sedeva un uomo massiccio vestito di scuro dal viso molto pallido, come se fosse cosparso di calce; una benda nera gli copriva l'occhio sinistro. Davanti a lui, sul tavolo, c'era un libro spesso rilegato in pelle, fissato a una catena; e in questo libro l'uomo leggeva.
In quel momento alzò il capo e fissò davanti a sé, come se avesse accertato la presenza di Krabat già dietro la fessura della porta. Il suo sguardo penetrò il ragazzo fino alle ossa.
L'occhio di Krabat cominciò a tremare, a lacrimare, l'immagine della stanza si sfumò.
Krabat si sfregò l'occhio… e una mano gelida si posò sulla sua spalla, da dietro; il ragazzo avvertì il freddo sulla pelle attraverso la giacca e la camicia.
Nel contempo udì una voce roca che diceva in sorabico: «Eccoti, finalmente!»
Krabat trasalì, conosceva quella voce. Quando si volse, si trovò di fronte all'uomo, l'uomo con la benda sull'occhio.
Come poteva trovarsi lì all'improvviso? Dalla porta non era passato di certo.


L'uomo teneva in mano una candela accesa. Scrutò Krabat in silenzio, quindi protese il mento e disse: «Qui sono il maestro. Puoi diventare apprendista da me, me ne occorre uno. Vuoi?»
«Lo voglio», si sentì rispondere Krabat. La sua voce suonava estranea, come se non gli appartenesse.
«E che cosa devo insegnarti? Il lavoro del mugnaio o anche tutto il resto?» chiese il maestro.
«Anche il resto», disse Krabat.
Il maestro gli tese la mano sinistra. «D'accordo.»
Nel momento in cui si compiva la stretta di mano, un cupo fragore risuonò in tutta la casa. Sembrava provenire dalle viscere della terra. Il pavimento ondeggiò, le pareti cominciarono a tremare, le travi e gli stipiti sussultarono.
Krabat lanciò un grido, voleva fuggire: via, via da quel luogo!… ma il maestro gli sbarrò la strada.
«Il mulino!» gridò, unendo le mani a imbuto. «Ora macina di nuovo!»

Fine dell'estratto
retro della copertina
Krabat e il mulino dei dodici corvi è un romanzo speciale per me.
Scritto da Otfried Preussler e pubblicato in Italia la prima volta da Longanesi nel 1989 (ripubblicato da TEA nel 2003), mi aveva colpita subito per la meravigliosa copertina, molto evocativa nella sua semplicità. 

Costava 22.000 Lire ... momento nostalgia. :D
Ricordo ancora com'è andata.
(Se non interessa il mio momento nostalgico, andare a OPINIONE)

Ho 14 anni, sono in libreria con mia madre che sbircia le novità tra i gialli o i "romantici" (tipo la Steel, per capirci). Io lo vedo e ho un brivido. La mano lo prende senza che possa farci nulla. Mi siedo in terra e inizio a leggerlo. Leggo la parte che ho riportato, quindi il primo capitolo. Sto per iniziare il secondo, quando una  mano mi afferra e mi solleva "di peso". 
"Non sei in biblioteca!" mi dice la commessa (cattiva - all'epoca ho immaginato avesse anche il naso adunco con brufolo gigante e pelo lungo) distogliendomi dal mio mondo incantato che mi sono appena creata.
"Scusi" sussurro a capo chino, ma tenendo ancora il libro.
Mia madre la vedo avvicinarsi come un'ombra alle sue spalle. "Che succede? Che hai fatto?" mi chiede subito senza appello. (Ero un po' discola, lo ammetto :P)
Mentre loro parlottano di me, come se non ci fossi, io butto l'occhio sulla pagina nuova ... 

Undici più uno
Il maestro fece segno a Krabat di seguirlo...

... E così mia madre, che mi porta via il libro e lo da alla commessa (che odio in modo profondo, a quel punto). Mi afferra il polso e mi trascina fuori mentre io non faccio che guardare "il mio libro" (perché nella mia mente, è già mio!).
Passano i giorni, e non faccio che pensarci. Mi faccio coraggio e torno in libreria, dopo la scuola con ancora la cartella (ovvero un sacco enorme in spalla che pesa più di me). 
La nasona è nei pressi della cassa, così sguscio di scaffale in scaffale fino al mio libro. Lo prendo e ricomincio la lettura.
"Ancora!"
Ho avuto brutti pensieri... insieme allo spavento. Lo rimetto a posto a testa bassa e la guardo con il mio sguardo più melenso, ma non funziona forse per colpa degli occhiali giganti e spessi che porto. 
"O lo compri o lo lasci stare. Lo rovini se no" mi dice con le mani sui fianchi.
Eh! Grazie al cavolo! Lo so anch'io, vorrei dirle. Se non lo compro, avrò dei motivi... o no? Ma non dico nulla e vado via.
La tortura non finisce, si parla di settimane. E ve le risparmio. Ma poi un giorno mi piglia un febbrone pauroso ... e arriva però anche un regalo inaspettato e a lungo sognato: il mio libro!
E anche se ho una febbre che mi fa vedere doppio, la mia mammetta (che aveva preso lo stipendio e come prima cosa era andata in libreria) mi legge il capitolo 1.
"Il due, il due" dico subito. "L'uno me lo ricordo benissimo." 
In quel momento, sono la bimba più felice al mondo.
E da quel giorno, inizio un'avventura insieme a Krabat che ancora porto nel cuore.
Ecco perché voglio bene a questo romanzo.

Fine della mia storia. Spero di non avervi annoiato. ^__^

Locandina del film del 2008
Ottimo e consigliato.
OPINIONE
Trama: Germania, 1646 - Siamo sul finire della Guerra dei trent'anni e l'Europa, già devastata, è colpita dalla peste.
Krabat è un ragazzo di 14 anni che, rimasto orfano, vaga con due suoi amici per mendicare tra la notte di Capodanno e il giorno dell'Epifania. Fa un sogno: undici corvi appollaiati su una stanga lo invitano, lo chiamano a raggiungere il mulino nella palude di Kosel. Il sogno si ripete più volte e Krabat decide di andare al mulino dove inizierà l'apprendistato per divenire uno Stregone.
Krabat lavorerà al mulino con altri undici garzoni, tutti iniziati alla Magia Nera. 
Il mugnaio - Maestro - però si consuma col tempo ... e la Macina della Morte tritura qualcosa di spaventoso quando arriva nelle notti di novilunio il "Compare".





Un immenso potere attende Krabat, una famiglia e una casa, ma il prezzo è elevatissimo e al nuovo Capodanno, dopo un anno al mulino, comincerà a comprendere i segreti del Maestro e quel che accade a tutti coloro che lavorano alla Macina.
Una fiaba nera, a tratti forte, a tratti spietata come dovrebbero essere le vere fiabe nere.
Un romanzo costruito intorno ai valori dell'amicizia e dell'amore di Krabat per la sua Kantorka, che non può avere un nome per "protezione dal male".



Una storia che pone Krabat, un sorabo della Lusazia, e il lettore, a porsi la scelta su cosa abbia più valore: il potere o i buoni sentimenti? Il potere o la libertà?
Un romanzo che non tramonta e che rimane potente del suo messaggio. 
Scritto con una cura per il dettaglio che lascia ancora senza fiato (le descrizioni sono particolareggiate e mai vaghe), lo stile è fluido e ha il sapore delle vecchie tradizioni, quando i nonni raccontavano ai più piccoli le "storie paurose" davanti al camino acceso; storie però davvero paurose. 
Le fiabe autentiche! 
Non le "storielline per i giovani adulti..." (ogni riferimento ai trash-books non è puramente casuale :D)
"Il mulino dei 12 corvi" si riscopre con piacere, confermando che quando un romanzo è scritto con il cuore e la mente, non tramonta  mai. 
ALTAMENTE CONSIGLIATO!



Nota: il film differisce per alcuni aspetti dal romanzo, ma io l'ho trovato eccellente.


4 commenti:

  1. Mi hai fatto salire le lacrime agli occhi. L'incipit riportato per intero e scoprire che ne è stato tratto un film è stato troppo.
    Infiniti ringraziamenti per avermi riportato a galla un libro amatissimo e riletto di sfuggita pochi anni fa. Graziegrazie!!!


    (Sappi che se la pellicola fa schifo, torno e ti brucio il blog.... :D )

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    Risposte
    1. Prego, è stato un piacere. ^^
      Tranquillo, la pellicola non fa schifo. (cmq, attiverò la modalità ignifuga del blog per precauzione :D )
      Certo, non è un colossal, ma a me è piaciuto. Ci sono delle differenze rispetto al romanzo, non le ho riportate per non fare troppi spoiler, ma alla fine non mi hanno dato fastidio.
      Be' il libro rimane più introspettivo...
      cmq, se vuoi, torna e fammi sapere. :)
      E grazie a te per il commento.

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    2. Occhei, diciamo che ti sei salvata dalla combustione. Certo è, però, che sia un purissimo caso di Reader'sMovie, adatto e fruibile nella sufficienza solo da chi ha amato il libro.per chi nefosse stato all'oscuro era una palla e 1/2 con il ragazzino di Goodbye Lenin

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    3. Forse, allora, ho talmente amato il romanzo, che non sono stata obiettiva :(
      Grazie del tuo commento, così chi fosse interessato alla visione ha modo di avere anche il tuo parere.^^
      PS: grazie anche per non "incendiarmi" più il blog :D

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