15 luglio 2013

[recensione] Labirinto di morte di Dick

Recensione
!Avviso di spoiler!
FANUCCI EDITORE
Cos'è reale e cosa non lo è?
In Labirinto di Morte di Philip K. Dick, il precursore del cyberpunk, il lettore viene portato a porsi questa domanda fino alla fine quando, anche dopo aver palesato la realtà, bastano poche righe per domandarsela ancora.

A maze of death, il titolo originale, è del 1968, ma pubblicato nel 1970 quando ancora nessuno parlava di realtà virtuale e di menti connesse a matrici. Nessuno, tranne Dick!
Un autentico genio visionario che ha creato opere uniche e innovative.
Lui creò la "fusione poliencefalica" ovvero una sorta di "connessione consensuale" a un mainframe molto sofisticato. Matrix vi dice nulla? Be', Dick già ne aveva tracciato le basi in questo suo romanzo ingiustamente (o forse volutamente, se vogliamo propendere per tesi alternative) tenuto nel sottobosco mediatico. Poco pubblicizzato e quasi ignorato.
Proprio per questo, ho deciso di inaugurare la Sezione Dick con Labirinto di morte, per rendergli giustizia.

E' mia intenzione recensire tutte le opere di Dick, nel tempo ovviamente.
Molti li ho già letti,  ma sono trascorsi diversi anni e li rileggerò per meglio cogliere quello che al tempo mi era sfuggito, un po' per mancanza di cultura in merito, un po' perché "leggevo senza spirito critico". Spirito positivo per cogliere messaggi e dettagli, non demolitivo in caccia di errori (preciso).

Quindi, intervallando con i consueti articoli di libri-cinema-serie, ogni tanto pubblicherò "un Dick" :)
Sperando sia di vostro gradimento, eccovi nel Labirinto di morte, una delle sue più cupe e claustrofobiche visioni. 
Una foto di Philip Dick col micio ^_^


INCIPIT
capitolo 1-Nel quale Ben Tallchief vince un coniglietto in una lotteria

Il lavoro, come sempre, lo annoiava. Così si era recato, la settimana precedente, al trasmettitore della nave e ne aveva allacciato i condotti agli elettrodi permanenti che uscivano dalla sua ghiandola pineale. I condotti avevano trasferito la preghiera al trasmettitore, e da lì la preghiera era passata al più vicino centro d'ascolto; la preghiera, in quei giorni, aveva fatto il giro della galassia, per finire (almeno lo sperava) su uno dei mondi divini.
La sua preghiera era molto semplice: «Questo maledetto lavoro di controllo dell'inventario mi annoia,» aveva pregato. «Lavoro di routine: questa nave è troppo grande, e per di più è sovraffollata. Sono inutile, mi sento messo in disparte. Non potresti aiutarmi a trovare qualcosa di più creativo e stimolante?» Aveva indirizzato la preghiera, com'è ovvio, all'Intercessore. Se non avesse funzionato l'avrebbe ripetuta, rivolgendosi questa volta al Demiurgo.
Ma la preghiera aveva funzionato.
«Signor Tallchief,» disse il suo supervisore, entrando nel cubicolo di Ben, «lei è trasferito. Che gliene sembra?»
«Trasmetterò una preghiera di ringraziamento,» disse Ben, e si sentì bene dentro. Ci si sente sempre bene, quando le preghiere vengono ascoltate ed esaudite. «Quando debbo trasferirmi? Presto?» Non aveva mai nascosto al supervisore la sua insoddisfazione, e adesso aveva ancora meno motivi per farlo.
«Ben Tallchief,» disse il supervisore. «La mantide religiosa.»
«Lei non prega?» chiese Ben, stupefatto.
«Solo quando non c'è nessuna alternativa. Preferisco la gente che risolve da sé i propri problemi, senza aiuti dall'esterno. Ad ogni modo, il suo trasferimento è valido.» Il supervisore depose un documento sul tavolo che Ben aveva di fronte.
«Una piccola colonia su un pianeta che si chiama Delmak-O. Io non ne so proprio niente, ma immagino che scoprirà tutto al suo arrivo.» Scrutò attentamente Ben. «Ha diritto all'uso di uno dei frullatori della nave. Dietro pagamento di tre dollari d'argento.»
«Fatto,» disse Ben, e s'alzò in piedi, raccogliendo il documento.

TRAMA: 14 persone si dirigono su Delmak-0, ma giunti sul pianeta qualcosa va storto e il satellite delle comunicazioni si rompe. Restano soli, isolati. Abbandonati a loro stessi, ognuno con le proprie paure e angosce. La realtà vacilla insieme alla volontà di restare "aggrappati" in qualche modo agli ultimi vessilli di umanità. Un crescendo di dubbi si associa presto alla morte...

RECENSIONE: Dopo un primo capitolo di introduzione, abbiamo un morto a capitolo. E' impegnativa la lettura, soprattutto se si pensa che non si capisce nulla fino alla fine. Ma nulla, ve lo assicuro!
E' un susseguirsi di morte e dubbi e domande che non trovano mai risposta. E la comparsa dell'Intercessore crea una strana sensazione di "onniscenza esterna" che lascia quasi storditi.
Poi, d'un tratto arriva:
... Il Palazzo aveva cominciato a disintegrarsi. Grossi pezzi di plastica e leghe metalliche, forse i mattoni dell'edificio, schizzavano in cielo come trasportati da un vento gigantesco. Il minuscolo ponte sul fiume si spezzò, e nella sua caduta trascinò a morte anche le persone che lo attraversavano: precipitarono coi frammenti del ponte nell'acqua furiosa e limacciosa, e scomparvero. ...
Sono l'unico sopravvissuto ...
La verità arriva e porta con sé la tragica nuova realtà.

AVVISO: STO PER DIRE IL FINALE DEL ROMANZO
SE VUOI LEGGERLO, FERMATI QUI!
Immagine presa QUI!
Solo Dick riesce a sgretolare la realtà per farti precipitare in una nuova con una secchiata d'acqua gelata.
Solo nel penultimo capitolo si scopre tutto. Sono astronauti bloccati nell'orbita di una stella morta. Per non impazzire, costruiscono "Mondi" simulati in cui collegarsi (sì, esatto, come Matrix).
Ma la loro frustrazione è tale, che nella realtà virtuale si uccidono. Perché stanno già morendo, poco alla volta, e forse tutti vorrebbero morire davvero. Eppure, non finisce qui. C'è un ultimo capitolo.
Quando si crede di aver capito, come in una matriosca, si scopre che c'è un altro strato. L'Intercessore giunge anche in questa realtà e si porta via uno dei personaggi, che difatti viene "annichilito" nelle memorie degli altri. Loro proseguiranno nelle simulazioni senza aver alcun ricordo del quattordicesimo.
Si è salvato (scollegato) forse da un'altra tragica realtà dalla quale sembrava impossibile uscire.
O forse, l'Intercessore è un "dio" misericordioso che l'ha esaudito e liberato da una finta vita che non poteva che portarlo alla pazzia.
FINE SPOILER SUL FINALE
Immagine presa QUI!
CONCLUSIONE: Nella cupa disperazione di questo romanzo, non so perché io ci vedo speranza. Uno è uscito dal "labirinto di morte" (gli strati della realtà), uno solo, ma c'è riuscito. Lui ha avuto coraggio e ha compiuto il balzo a differenza degli altri che simuleranno vite fino all'inevitabile follia che li coglierà alla fine.
Gli strati della realtà che trovo in Dick mi fanno comprendere quanto sia soggettivo quello che ci circonda e quanto sia invece oggettiva la verità, quella che non possiamo vedere e forse solo percepire. Una verità che sarà mostrata solo ai più coraggiosi.
Non resta che vivere la nostra "simulazione" e vedere che succede all'ultimo livello. :)
Consigliato!



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