5 gennaio 2017

[recensione] L'esorcista di W. P. Blatty

AVVISO: NON RIPORTERO' IMMAGINI TRATTE DAL FILM, LE SCENE ORMAI CULTO, QUINDI LEGGETE "SERENAMENTE", SI FA PER DIRE.



L'esorcista di Blatty, uno dei romanzi Horror più famosi di tutti i tempi, in questa nuova traduzione si arricchisce da solo, un sentito grazie a Cristiano Peddis che ha superato la versione originale. E ora ve lo dimostro con un confronto.

Precedente versione tradotta, quasi letterale alla versione originale

Iraq settentrionale
L'avvampare del sole spremeva goccioloni di sudore dalla fronte del vecchio, tuttavia egli strinse il bicchiere di tè bollente e dolciastro tra le mani, come a scaldarle. Non riusciva a scrollarsi di dosso il presentimento. Gli si era appiccicato sulla schiena come gelide foglie fradice.
Gli scavi erano terminati. Uno strato dopo l'altro, il suolo era stato setacciato; gli oggetti trovati nelle sue viscere, esaminati, etichettati, erano già stati spediti. Le collane e i ciondoli, le gemme incise, i falli, i mortai di pietra viva dipinti con l'ocra, i vasi bruniti. Niente di eccezionale. Un cofanetto assiro d'avorio, con l'occorrente per la toletta. 
E resti umani. 
Ossa umane. Gli avanzi friabili dell'angoscia cosmica che in un tempo lontano lo avevano indotto a chiedersi se la materia non fosse Lucifero brancolante verso i cieli per tornare al suo Dio. Ma ormai aveva perso le illusioni. La fragranza delle piante di liquirizia e dei tamarischi attirò il suo sguardo sulle alture coperte di papaveri, sui canneti delle piane, sul tratto di strada scabra e sassosa che si tuffava a capofitto nell'orrido. A nord-ovest c'era Mossul, a est Erbil, a sud Bagdad e Kirkuk e la fiammeggiante fornace di Nabucodonosor.

La versione originale fotografata da Amazon



E ora la nuova versione di Peddis

L'incendio di sole faceva stillare grosse gocce di sudore dalla fronte del vecchio, ma lui continuava a stringere tra le mani la sua tazza di tè dolce bollente, quasi volesse scaldarle. Non riusciva a liberarsi di quel presentimento, incollato alla sua schiena come un gelido tappeto di foglie umide.
Lo scavo era terminato, il terreno era stato passato al setaccio, strato dopo strato le sue viscere erano state esaminate, etichettati e spediti i reperti: collane, pendenti, pietre intarsiate, falli votivi, mortai di pietra con decorazioni ocra, vasi finemente levigati. Niente di eccezionale. Un cofanetto da toeletta in avorio di epoca assira.
E un uomo, le ossa di un uomo.
I resti calcificati dell'angoscia cosmica che un giorno l'avevano costretto a chiedersi se, in fondo, la materia non fosse altro che l'annaspare di Lucifero per riconquistare i cieli del suo Dio. Ormai, però, sapeva qualcosa di più. Attratto dal profumo intenso delle piante di liquirizia e tamarisco, il suo sguardo si volse verso la strada nuda e sassosa che si precipitava nel terrore. 
A nord-ovest c'era Mossul, a est Merbil, a sud Baghdad e Kirkuk e la fornace ardente di Nabuccodonosor. 


Mi ha entusiasmata a dir poco.
Leggere "L'esorcista" è stato come non aver mai visto il film.
Grazie!

E ora la TRAMA, per chi non la conoscesse: Che cosa succede alla piccola Regan, trasformatasi in un mostro blasfemo che urla oscenità e frasi sconnesse? Sua madre, la famosa diva del cinema Chris MacNeil, non riesce a capirlo. Né ci riescono i medici e gli psichiatri né la polizia. Forse solo un esorcista può dare una risposta. Ma la Chiesa impone cautela, esige prove, chiede tempo. Intanto la casa risuona di colpi, i mobili si spostano da soli, un uomo muore con il collo spezzato, il fragile corpo di Regan sembra cedere alla tempesta che lo sconquassa. E lo scontro tra l'uomo di Dio e gli spiriti del Male sembra ormai inevitabile.

Scritto a partire dallo studio di un caso di possessione diabolica riportato dal «Post» nel 1949, L’esorcista richiese all’autore, William Peter Blatty, una lunga e accurata ricerca sull’argomento: «Penso che il mio inconscio, una volta accumulato tutto il materiale e la fatica necessari, abbia creato la maggior parte della trama, elargendone poco alla volta delle porzioni alla mia coscienza razionale». 
Pubblicato nel 1971, accolto con un certo scandalo dalla critica, il libro ebbe subito un impressionante successo di vendite; nel ’72, l’autore fu insignito del California Literature Silver Medal Award. Considerato da critici e lettori come uno dei migliori romanzi horror mai scritti, L’esorcista ha venduto circa sei milioni di copie ed è stato tradotto in diciotto lingue.

Nel ’73 il film tratto dal libro, sceneggiato da Blatty, diretto da William Friedkin e interpretato da Max Von Sydow e Linda Blair, ebbe dieci nomination agli Oscar. Riportò due vittorie: come miglior sonoro e miglior sceneggiatura non originale. Il successo del film fu tale da indurre la produzione americana a finanziare, negli anni successivi, ben due sequel, 
L’esorcista II: l’eretico e L’esorcista III. 
Nel 2000 ne è stata inoltre distribuita una nuova versione, contenente undici minuti aggiuntivi non inseriti nel montaggio del 1973. Il 31 ottobre 2008, nel celebre sondaggio di Halloween sul cinema horror, L’esorcista è stato votato miglior film dell’orrore di tutti i tempi – seguito da Shining di Stanley Kubrick e da Alien di Ridley Scott.


La struttura si diversifica con diversi POV: 
- l'Esorcista "anziano" Padre Merrin, capitolo 1 e parte finale
- la madre Chris, oltre a essere atea è platealmente scurrile, sue molte parti
- Padre Karras, è la voce narrante per la maggior parte. 
- il Tenente William F. Kinderman, ogni tanto 
- lo psichiatra, un capitolo e qualche parte
- Karl, poche righe
- Padre Dyer, ogni tanto e suo il finale

I punti di vista sono numerosi e non hanno tutti lo stesso spazio e lo stesso peso. Alcuni come lo psichiatra o il tenente compaiono per poche pagine, addirittura il pov di Karl ha poche righe. Questo in alcuni momenti stona la lettura, ma non la rende difficoltosa. 
Io credo che lo scopo fosse quello di poter dire quello che, altrimenti restando ancorati ai personaggi principali, non si sarebbe potuto mostrare.  
Infatti, la breve scena di Karl che si appoggia al lampione vinto dallo sconforto e in lacrime, mostra chiaramente che sa di Regan e del demone Pazuzu. Conosce la verità e la sta tacendo.

Un linguaggio evocativo e crudo allo stesso tempo è raro in un romanzo, eppure qui c'è.
Quando vengono descritti i riti satanici e le profanazioni o le dissacrazioni fatte in Chiesa, Blatty le narra senza troppi giri di parole. Quando parla di Regan, invece, diventa evocativo e riesce a descrivere il volto del demone sul faccino della bambina e i segni della possessione, che vanno in crescendo, magistralmente. 

Dal punto di vista della struttura, ammetto che il romanzo è meglio congegnato del film. Risponde a dei dubbi che la pellicola lascia in favore della spettacolarità degli effetti visivi della possessione. 
Con pilastri dunque ben saldi, l'autore narra l'incredulità e lo scetticismo che da sempre si porta dietro l'argomento principale, la possessione appunto, verso orizzonti impensabili e davvero cupi.
Non cade però in questioni religiose e scontate. Bensì padre Karras, che è uno psichiatra, è ben chiaro nelle sue convinzioni: è una questione di mente, non di spirito.
Lo spirito quasi mai si cita, anzi si pone l'attenzione sulla mente e il suo potere di auto-convincimento, passatemi il termine, quando il paziente si proclama malato/posseduto e manifesta dei sintomi anche visibili come in questo caso. Addirittura, si parla di telecinesi, di spostare oggetti con la forza della mente, come se fosse "normale" in questo tipo di malattia mentale. 
C'è molto scetticismo, insomma, a partire dal prete stesso.

Ricordo una frase cardine: "mai dire di essere un prete, perché il paziente si potrebbe aggravare visto che il suo subconscio sarebbe gratificato di tanta importanza". Incredibile, vero?


La bambina Regan era, e resta, una scelta vincente sia per impatto emotivo che scenico (parlando del film, ma anche nel romanzo). Regan è descritta in tutta la sua tragica e violenta storia da altri personaggi e questo fa di lei un "oggetto" fonte di ricerca e studio. All'inizio il dottore la tratta come una malata comune e la sottopone a continue visite e analisi senza mai chiederle "come stai?". 
Poi lo psichiatra, che la sottopone a ipnosi. La scena prevede una reazione del demone che possiede la bambina e inizia a "muoverla" facendole compiere azioni impensabili per lei.
Poi, i due preti, che comunque non vedono quasi la bambina, ma solo il demone da sconfiggere. Anzi, padre Merrin è ben chiaro quando spiega a padre Karras di non lasciarsi raggirare dal demone.

La madre è l'unica che continua a vedere la figlia, anche quando è ormai a un passo dal perderla. 

Ho trovato giusto questo approccio, per quanto sembri al contrario ingiusto. 
La lotta contro un demone non è gentile e nei film o nei romanzi fantastici come Constantine viene mostrata la spettacolarità degli effetti speciali ma non la tragicità della possessione.

Constantine (2005), con Keanu Reeves
Al contrario, nell'Esorcista, c'è solo la tragicità anche se gli effetti del trucco sono incredibili e indimenticabili, e nel romanzo vengono descritti benissimo. Resta di fondo che Regan è una bambina e questa consapevolezza è inconscia tutto il tempo implementando ogni frase e ogni azione come raramente si riscontra in altri romanzi/film.

Non si ha un momento di tregua.
Non c'è un attimo di calo durante la lettura, che crea aspettative crescenti col trascorrere delle pagine, non solo per il fulcro del romanzo, ma anche per tutte le terapie mediche che di volta in volta Regan affronta. Congetture dello stesso padre Karras che per primo, e quasi fino all'ultimo, dubiterà che ci sia un demone in lei.  

Si scoprono molte scene nuove che nel film non ci sono. Molti personaggi diventano completi, come padre Karras che ha anche un notevole umorismo, poche righe, ma c'è ed emerge col tenente ma anche con un prete suo amico. In realtà, nel romanzo è lui la voce narrante predominante.
Del resto, è padre Karras che si muove attivamente e sconfigge il demone.


La possessione è spesso rappresentata nel genere fantasy o fantastico o horror. La battaglia tra bene e male è presente in modo plateale o sottinteso. 
L'elenco dei romanzi o dei film è troppo lungo per farlo, e io credo di averli visti quasi tutti, eppure L'Esorcista resta a mio avviso unico.

Unico per veridicità, motivo principale della sua immortalità come opera di genere. Ma anche motivo delle forti critiche. Se c'era un Necromante in un fantasy a fare il rito, passava inosservato se non deriso, ma qui c'è un vero Esorcista e nella nostra vera società, da qui la coda di paglia di molti.
Unico per crudezza narrativa. Non ci sono sconti, la bambina rappresenta l'innocenza e qui è irrimediabilmente offesa. 
Unico per i contenuti che sono molti di più rispetto al mostrato cinematografico. Mi spiace non poterne parlare, ma dovrei altrimenti mettere un avviso speciale soprattutto per i riti descritti dettagliatamente.

Però credetemi quando vi dico che viene descritto uno spaccato di società che non mi aspettavo.

E le molte citazioni di padre Karras, che fanno emergere quanto si sia documentato Blatty. Lingue straniere riportate in versione originale, ma soprattutto le varie riflessioni per sgretolare il forte scetticismo di padre Karras, che solo alla fine contatterà un suo superiore per chiedere il permesso di fare un vero esorcismo. Gli sarà negato e chiameranno un Esorcista: padre Merrin.

Un romanzo più ampio che non si sofferma solo sulla possessione, ma è un viaggio dal macro a micro, panorami compresi. Si apre tra Iraq e USA, per poi confinarsi nella stanza di Regan. Così come il viaggio dall'apparenza dell'uomo fin dentro il suo midollo, le sue viscere, liberando la paura più recondita che c'è in noi: che qualcuno prenda il controllo della nostra volontà.

Padre Merrin e padre Karras
Questo romanzo apre poi l'eterna domanda che tutti cerchiamo di evitare, ma con cui facciamo i conti al termine del viaggio chiamato "vita". Esiste qualcosa dopo la vita? Esiste Dio? 
Si parla di mente e del suo potere, ma latente resta il dubbio di un demone vero. E alla fine la stessa madre Chris ancora non accetta di abbandonare il suo ateismo, ma ora crede nei demoni.

Dal romanzo, Chris: "Per quanto riguarda Dio, io sono una non credente. Lo sono ancora. Ma quando si parla del diavolo... è diverso. Posso accettarlo. Lo faccio in effetti. Lo accetto. (..) Si pensa a Dio e bisogna aspettarsi che, se ce n'è uno, abbia bisogno di dormire un milione d'anni prima d'intervenire in qualche modo. Capisce cosa intendo? Non parla mai. Ma il diavolo, invece, si fa pubblicità, eccome, padre."
La risposta di padre Dyer: "Ma se tutto il male che c'è nel mondo la porta a pensare che debba esistere il diavolo, come si pone di fronte al bene che c'è nel mondo?"
La risposta di Chris: "Questo è un argomento..." 

Personalmente, rispetto le scelte personali a prescindere e, come l'autore, credo che la mente racchiuda i misteri anche dell'anima. Ma sono tutte congetture e lasciano il tempo che trovano.

Trovo però paradossale che proprio la fantascienza parli spesso di coscienza e anima in macchine o robot (vedi il recente Westworld) e non nelle persone; questo forse fa capire quanto sia confusa la situazione in cui viviamo. 
Che sia più facile dare un'anima alle macchine che riconoscere in noi stessi la presenza di "qualcosa"?

Nel dubbio, che la possessione sia solo frutto della nostra mente o di un vero demone, io ho fatto la recensione de "L'Esorcista" sotto periodo natalizio, tanto per "esorcizzare" l'articolo. 😁 
Spero di avervi incuriosito sulla lettura di questo romanzo.
Lo consiglio moltissimo, fermo restando che non è per tutti e che i contenuti sono davvero forti.
Ma è un capolavoro. Un immenso romanzo che deve superare le barriere del tempo e deve essere letto oggi come ieri. Un romanzo che ha lasciato un segno indelebile.
Un'icona. 



2 commenti:

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