24 maggio 2017

[ebook] Bunny(ster) - segnalazione racconto steampunk


Ho rieditato il mio vecchio Bunny, in "Bunny(ster)" con un cambio di finale che lo aggancia a "Dottor Jack" (QUI trovate il post con l'incipit e due note).
Ricordo che Dottor Jack è gratuito, mentre Bunny(ster) costa €0,99 e li trovate in TUTTI gli ebook store, non solo Amazon.

Siccome l'anteprima in Amazon è corta, vi riporto uno stralcio più corposo.

TRAMA: 1889, Olstya: Bunnister, chiamato Bunny dopo essersi ibridato con un coniglio per salvare la sorella, ora lavora come mercenario per il Barone per ripagarlo di un debito. L’ultima missione non è andata bene e ha dovuto liberarsi del carico. Il Barone gli offre così un lavoretto facile: il recupero di una cassa per un uomo facoltoso che vuole restare anonimo. La cassa contiene una mecca, non è tenuto a sapere altro.
Nuova Delath: a bordo della Pichi’hot e con l’aiuto di Luna, la pilota della nave, Bunny recupera la cassa ma la mecca sembra una bambina vera e dice di essere la nipote del miliardario Gate, inventore del Fatua, il combustibile che ha spinto l’umanità verso una nuova era tecnologica.
Bunny si ritrova nel mezzo di un complotto, non sa di chi fidarsi e c’è anche il suo ex migliore amico Chò che lo cerca per vendicarsi. Inseguimenti aerei con macchine volanti con turbine BluFire, sparatorie con ibridi e mecca, mutanti e nuove razze come i Melkai e Tremella. Non solo steampunk, per quest’avventura da leggersi tutta d’un fiato.
Si consiglia la lettura anche di “Dottor Jack”, scaricabile gratuitamente in tutti gli ebook store.

Spero s'intuisca che è uno steampunk atipico. 
Ho inserito elementi come razze nuove, città, mecca, astronavi e ibridi per ampliare in un romanzo il tutto. Ho posto infine un uncino che lo unisce a Jack, l'uomo diavolo. 
Non posso dire altro per non fare spoiler sul romanzo in corso. Lo sto scrivendo. Questi due racconti troveranno unione in una nuova avventura che spero vi piacerà. 
Dovrei riuscire a terminarla e pronta per la pubblicazione per l'inverno. Vi tengo aggiornati. 😀

Lo so che i generi hanno le loro regole, ma è pur vero che a me piace sperimentare e mischiare. Spero solo di riuscire a realizzare un buon romanzo degno della vostra lettura. 
Per ora è tutto e vi lascio con un lungo estratto, sperando sia di vostro gradimento. 



Estratto
Per un mercenario come Bunny, portare a termine una missione non è mai facile. Soprattutto l’ultima, anche se è bastato sollevare una levetta e lasciare che il carico a bordo prendesse il volo. Peccato che il carico fosse del contrabbandiere più importante di Olstya, detto “il Barone”.
Dargli la notizia sarebbe stato peggio di uno scontro a fuoco.


Un’opportunità che puzza di trappola
«Non dovevi farlo.»
Bunny non è la prima volta che vede nelle orbite rotonde del Barone la minaccia di una morte poco compassionevole,  preceduta da una pubblica gogna e da una lunghissima prigionia di torture.
Vorrebbe replicare, ma teme di peggiorare la situazione. Per questo, attende in silenzio. 
«Ho una reputazione da difendere. Che cosa accadrebbe se ti lasciassi vivere?» Il Barone striscia un cerino sul bordo del tavolo di legno e lo porta vicino al sigaro d’importazione Nibiana. Le labbra sottili s’intravedono appena tra i baffi giallastri adombrati dal lungo naso adunco. Fa due decise tirate e il tabacco diviene brace verde. «Tutta Olstya dirà che mi sono rammollito.» Sbuffa il fumo nella sua direzione, dall’altra parte del tavolo. 
Per un attimo, Bunny trattiene il respiro. Scuote leggermente il capo mentre i suoi pensieri sono assorbiti da un’unica domanda: come ne esco, questa volta? 
«Sono tornato proprio per trovare una soluzione. Se mi uccidi, avrai perso il carico e il tuo miglior mercenario» azzarda una scappatoia. 
«Ti preferivo come cacciatore di taglie» precisa il Barone ravvivando il suo recente passato fatto di morte dietro compenso. 
Bunny abbassa lo sguardo mentre la ventola gira creando un cigolio che si alterna al ticchettio del grande orologio a pendolo. 
Non ha tutti i torti, ma non è colpa sua se dopo l’innesto genetico con un fottuto coniglio deve attendere che il suo corpo si stabilizzi. 
«Siamo in due» borbotta grattandosi le guance colme di peli ispidi e passa le mani frenetiche sulla chioma ormai inestricabile. 
Conciato così, certo non può più fare l’infiltrato nell’alta società britannica e gli ibridi hanno delle limitazioni. Il solo entrare in Londra è difficoltoso. 
«Senti Bunnister» dice il Barone chiamandolo col vero nome, si schiarisce la voce e fa una pausa. «Forse c’è una soluzione» accenna, ma è interrotto dall’arrivo della posta pneumatica nel tubo alle sue spalle. Mentre si gira per controllarla, Bunny osserva fuori dall’unica finestra ovale della stanza; purtroppo, le ciminiere hanno ripreso a bruciare combustibile e ora l’aria s’è intasata di un acre tanfo che s’attacca in gola. 
Bastardi! 
In aggiunta al caldo torrido di Olstya, Bunny calcola di avere solo un paio d’ore prima della nuova dose per assestare il suo equilibrio bio-chimico che qui è messo a dura prova. 
Inizia a tamburellare la gamba sperando che la nuova proposta del Barone sia accettabile. 
«Dicevo» riprende. «Andrai a Nuova Delath per recuperare una cassa. La notizia è di questa mattina.» Appoggia i gomiti al tavolo, congiunge le mani e prosegue osservandolo da dietro il fumo che inizia a uscire annoiato. «È una mecca. Sembra vera e si comporta come un essere umano. Pensa che idiozia» sogghigna un attimo prima di riprendere la spiegazione. «Una mecca del sesso con delle pretese. Che se ne farà, dico io? Un idiota.» 
Ride così forte che il doppio mento e la pancia lardosa sobbalzano insieme. 
Bunny maschera il suo disgusto per quella massa enorme di carne ballerina e annuisce incrociando le braccia. La fibbia che sorregge la Smith & Wesson calibro .44 si muove appena e con le mani sfiora il panciotto che porta aperto.
«Comunque» prosegue «voglio quella cassa. Ho già un acquirente facoltoso. Per un affare di tale portata, potrei dimenticarmi del carico che hai lanciato fuori dal boccaporto per salvarti.» Torna serio di colpo e spegne il sigaro nel posacenere di porcellana. «Domande?»
«Accetto!» esclama senza ripensamenti. È un lavoro facile e veloce, solo un pazzo direbbe di no. «Prendo la nave. Ti recupero la mecca e mi lasci vivere. Meglio di così?» scherza sollevato.
Il Barone scuote il capo. «Non ho finito.»
Bunny serra la mascella; c’era la fregatura, alla fine.
«Il Biondo mi dirà del furto della mia nave diciamo…» guarda l’orologio da taschino con una rapida occhiata mentre Bunny osserva quello a pendolo; le lancette segnano le dodici e quarantacinque. «Alle tredici e trenta.»
«Il furto?» Bunny scivola dalla padella nella brace. «Mi stai dicendo che vuoi che ti rubi una nave?»
«Pensavi diversamente? Volevi che te la noleggiassi? Chiunque altro lo avrei già messo come polena sulla mia Mildred, ma tu sei ancora qui. Ti sto offrendo una soluzione e ti lamenti?»
«No. Parto subito.» Si alza, ma il Barone con un cenno della mano lo fa risedere.
«Ti avviso anche che metterò una taglia sulla tua testa tra cinque giorni, cioè il tempo che ti concedo per entrare in possesso della cassa e tornare con la mia nave.»
«Occorreranno almeno due giorni di volo solo per raggiungere Nuova Delath» precisa.
«Appunto. Due giorni per l’andata e due per il ritorno, più uno per la presa fanno cinque giorni in tutto. Hai altro da fare? E poi è la scadenza massima posta dal compratore. Oltre, salta l’accordo» aggiunge e inizia a scrivere su un foglio ingiallito con una grafia che ricorda quella di un bambino; lettere enormi e grezze che si uniscono su file storte rispetto al verso del foglio. Agli ibridi non è concessa l’istruzione pubblica e molti di loro imparano da soli o grazie all’aiuto di persone simpatizzanti violando però la legge.  
Quando finisce d’imbrattare il foglio, lo appallottola e glielo consegna. «Tubo tre» dice indicando una fila di tubi per la posta pneumatica. 
Bunny lo prende e lo imbuca.
«Questo è l’ultimo favore che ti faccio. Ho appena chiesto a una persona molto fidata di venire con te. Lavora nell’hangar navette del Biondo. Ti avvierà i motori della Pichi’hot, la navetta che stai per rubarmi. Sul foglio ho scritto anche le coordinate della destinazione e l’indirizzo per il ritiro della cassa. Ritorna con la mecca e tutto sarà sistemato. Ecco tieni.» Gli consegna un cip di credito per la presa, una piastra rettangolare con i codici. «Per quel che riguarda tua sorella, non preoccuparti, baderò io a lei. Se ci saranno novità, ti avviserò» conclude serio. 
«Grazie Barone» risponde con un cenno del capo. Mette il cip nella tasca interna del panciotto pensando che, dopo tutto, gli sta facendo un favore. E sua sorella ha bisogno di cure speciali che lui non può permettersi.  
Stringe i pugni e s’avvia.


A bordo della Pichi’hot
«È un rottame» borbotta a denti stretti Bunny preoccupato nel vedere la Pichi’hot; un vecchio modello BluFire 4.5 a due turbine un tempo usato per il raffreddamento dei tubi che collegano i vari settori di Olstya. 
Sullo scafo ci sono numerose bruciature e graffi. Alcuni pezzi di lamiera, provenienti dalla zona ghetto, sono saldati su vecchi pannelli anneriti e risaltano come pezze colorate su un lenzuolo sporco. Come se non bastasse, il vetro della cabina di pilotaggio ha le giunture consunte. 
Il ponte, che si apre dalla stiva di carico, è l’unico accesso per salire a bordo. Nel percorrerlo, Bunny ondeggia e fa saltare alcuni bulloni non del tutto avvitati. 
«Questa nemmeno decolla» borbotta ancora. 
Appena oltrepassa l’ingresso, una voce meccanica, squillante e giovanile, risuona d’improvviso.
«Allora, ti muovi o no?» la voce echeggia lungo il tubo d’ottone che percorre il soffitto fino a metà della parete dove si apre a cono. «Chiudi il portellone, sbrigati!» 
Bunny si guarda in giro dubbioso. È osservato e non gli piace. 
«Sì, ti vedo» ridacchia la voce.
La stiva è ampia e vuota; dal soffitto pendono funi e reti fermate con ganci al pavimento. In fondo e posta nel mezzo, c’è la scala che porta a una passerella metallica; quest’ultima orla il perimetro e conduce alle altre sezioni della nave. 
Sulla destra della parete c’è una leva. Appena Bunny ci butta sopra lo sguardo, la voce dice: «Ecco, bravo! Proprio quella!»
Bunny la tira, una parte del portellone si ritrae per poi sollevarsi. Subito dopo, un sordo ronzio prende a far vibrare tutto quanto.
«Ora sali la scala. Prendi a destra. Percorri il corridoio. Oltrepassa la cucina, sempre dritto e arrivi alla plancia. È meglio se corri!» 
Bunny segue le istruzioni e s’avvia rapido lungo gli interni dalle calde tonalità ambrate. Sfiora una miriade di tubi e valvole che soffocano le pareti, soprattutto nel corridoio che è isolato da due porte ovali bombate con un oblò centrale. Giunto in cucina, lascia cadere la sacca su una sedia.
Sale un’altra scala di soli cinque scalini e arriva alla plancia, di modesta grandezza, ma con tutta la strumentazione che serve e in buono stato. 
Meglio delle sue aspettative, considerando l’apparenza esterna.
Una figura esile è seduta al posto di comando. 
Appena Bunny entra, il pilota si gira facendo ruotare la sedia su se stessa.
«Salve» lo accoglie cercando di creare un sorriso che risulta misero e di breve durata. La pelle bianca compare a tratti tra gli schizzi di grasso del motore che adombrano il volto lungo e magro. Gli occhi grandi e scuri sono cerchiati da profonde occhiaie e filtrano dai lunghi ciuffi corvini che sembrano reduci da un elettroshock. Sulla fronte, sulla sinistra, poggia un monocolo con più lenti. «I convenevoli a dopo, il Biondo sta arrivando.» Si gira e riprende a manovrare le levette e a controllare gli indicatori. «Accomodati» dice con un rapido cenno del braccio sinistro indicando il sedile del secondo pilota. 
«Salve» saluta Bunny perplesso e si siede al suo fianco. 
Guarda di striscio quell’esserino scheletrico con un vago accenno di disappunto, anche se sembra a suo agio con la strumentazione della nave; con le mani affusolate dalle lunghe dita, tocca tutto con decisione e velocità. E questo gli basta.
Capello-schizzato smuove alcuni fermi e tira un paio di leve e la Pichi’hot ha un crescendo nella vibrazione. 
Bunny la sente prendere vita; il combustibile blu Fatua sta risvegliando questo ferro vecchio. Da non credersi. Poi, il tipetto solleva un ultimo gruppo di leve e dallo scafo della nave esplode una nube bluastra.
«Bene così!» esclama passandosi veloce la lingua sulle labbra.
Bunny guarda fuori dal vetro ingrigito per individuare l’uscita, senza trovarla. «Dov’è l’uscita?»
«Non c’è» sogghigna. «Dobbiamo crearcene una. Sai, per la questione del furto.»
«Capisco» annuisce.
«Là va bene» indica la parete con una scritta grande come un cartellone pubblicitario: I Normali sono tutti benkla!
«E poi gli intolleranti siamo noi» dice Bunny ironico, anche se ormai non è più così nemmeno per lui visto il suo innesto. 
«Tutti i mutanti si considerano superiori.»
Bunny scruta rapido il pannello. «Ti spiace se familiarizzo con le armi?» chiede con un ghigno sollevando due levette. I pannelli sui fianchi della nave si aprono mostrando due mitragliatrici Gatling con canne rotanti.
«Prego, fai pure» replica il tipetto incrociando le braccia e osservando la parete con la scritta, in attesa. 
Bunny solleva la sicura di un’altra levetta. Il dito pronto per azionarla e a far fuoco.
D’un tratto il Biondo fa la sua comparsa sul fianco della nave. Un ammasso di lardo del peso di duecento chilogrammi sbuca da sotto il mitragliatore di sinistra agitando le sue braccia bitorzolute e strizzando gli occhi sferici grossi come melograni. 
È impossibile per Bunny non vederlo, data la sua pelle glabra color giallo paglierino.
Dall’interno della nave non possono sentirlo, ma i gesti sono eloquenti. Sta imprecando come un ossesso. 
Bunny lo saluta con un cenno della mano. 
Capello-schizzato nemmeno lo guarda. «Ci vogliamo muovere?»
«Fuoco!» esclama Bunny sollevando la leva. Una raffica di proiettili orla la scritta sagomando una porta del diametro di oltre venti metri. 
La Pichi’hot vibra a ritmo della danza dei proiettili.
Il Biondo corre ad accucciarsi dietro un mezzo coperto da un telo. 
Completata la sagoma, Bunny ritrae le mitragliatrici e spara nel centro una sfera contenente Fatua impoverito. All’impatto, una melma bluastra si espande come una ragnatela e rapida come un fulmine. In pochi secondi, il blu cresce d’intensità e la parete crolla su se stessa creando l’uscita: il fianco di un lungo e ampio cunicolo. 
Bunny guarda il suo compagno con soddisfazione. 
In risposta, ha un plauso rapido e riprende a smanettare sui comandi. Gira una manovella di novanta gradi e abbassa una fila di cinque leve. 
«Finalmente» dice e tira il timone, la nave fluttua e si avvia veloce creando due scie bluastre lasciate dalle turbine. 
La Pichi’hot attraversa il lungo cunicolo sotterraneo che collega le fognature. Emerge solo una volta raggiunta la periferia della città, sfondando la grata di protezione. 
Alle sue spalle quella grande fornace che porta il nome di Olstya diviene sempre più piccola. All’orizzonte un vasto deserto.
«Inserisco la rotta per Nuova Delath» avvisa capello-schizzato. Schiaccia veloce una sequenza di lettere e numeri sulla tastiera dorata alla sua destra. «Fatto.» 
Bunny si gira verso di lui ancora eccitato per la gradevole sparatoria e al tempo stesso incuriosito da questo tipetto strano. 
«Hai fame, Bunny? Ho preso qualcosa per il viaggio, prima di partire» dice arricciando il naso a punta e si toglie il monocolo. «Ormai qui è fatta.»
«Sì. Così ci conosciamo.» Bunny cerca di essere socievole. In fondo, quel giovane ha dato dimostrazione di saperci fare per i vent’anni che dimostra, forse meno. «Te la cavi bene, ragazzo» conclude sorridente dandogli una pacca sulla spalla, delicata vista sua la minuta figura.
«Ragazzo?» ripete sgranando gli occhi. «Non vedi che sono una donna? Idiota!» lo insulta e si alza di scatto. Si avvia con le mani dentro le tasche anteriori di una tuta da meccanico marrone tanto larga quanto sporca. Sui fianchi porta un cinturone con gli attrezzi e un pezzo di stoffa, incastrato nella tasca posteriore destra, che le penzola. Ma l’altro aspetto che colpisce Bunny è che sia scalza.
Non replica nulla e la osserva andare via.
Il Barone sa che lui non lavora con le donne perché danno troppi problemi. Perché allora gli ha affidato proprio questa tipetta sporca e magrolina?
Bunny sente un fastidioso pizzicore nelle viscere. S’insinua in lui il tarlo odioso del dubbio: il Barone gli sta facendo il servizio completo per incastrarlo, ma ancora non sa come e perché.

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